I cavalli nel cinema


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CAVALLO

E’ difficile parlare di sport quando si scrive di equitazione. E’ uno sport è vero, ma è anche qualcosa d’altro. C’è un elemento fondamentale in più: il cavallo. Ed il cavallo è amore, passione, libertà e pazzia.

Iniziamo questa cavalcata nel mondo dell’equitazione partendo dal cinema: che si tratti di riconquistare alla vita una bambina sussurrando ai cavalli  o di aiutare un fantino gravemente malato a ritrovare la voglia di vivere, i cavalli nel grande schermo sono sempre un sogno di libertà.

E poi, senza la corsa delle bighe, la vittoria di Ben Hur su Messala sarebbe stata altrettanto epica?

Ed ancora come avrebbe fatto lo sgangherato Brancaleone se non ci fosse stato il suo fedele cavallo Aquilante?

Che dire dei cavalli lanciati nelle praterie o nello sfidare il nemico di Kevin Kostner in “Balla con i lupi”…

Il cavallo è sempre, anche nel cinema, il compagno ideale dell’uomo: se ha le ali affianca l’eroe di cartone, se è mitologico lo ritroviamo accanto ad Harry Potter e se è il west…in questo caso è sempre al fianco di John Wayne.

Per le scene di combattimento de “ Il signore degli anelli” sono serviti ben 250 cavalli per non parlare de “Il Gladiatore” in cui sono stati utilizzati centinaia di cavalli e con le staffe, una delle tante gaffe storiche  di questo film firmato Ridley Scott.

Ma per quanto il cavallo sia stato, sia e sempre sarà uno dei protagonista di centinaia di films ha sempre ricoperto un ruolo da comparsa.

Solo in poche, pochissime pellicole il cavallo diventa protagonista e lo diventa solo quando la storia si fa  intensamente malinconica. Come in “Nestore l’ultima corsa” con il mai dimenticato ed immenso Alberto Sordi: Nestore il suo cavallo dopo aver scorrazzato per una vita intera i turisti per Roma arriva  alla sua ultima corsa. Girato nel 1994 è probabilmente uno delle pellicole più toccanti della carriera del grande Albertone nazionale.

Ma nessun film è riuscito a dare ai cavalli ed al mondo che gli gira intorno  ( perché del mondo intero si tratta dall’origine dell’umanità ) una  popolarità comparabile a “ Febbre da cavallo” girato nel 1976 per la regia di Steno con Gigi Proietti (Mandrake), Enrico Montesano ( Er Pomata), Mario Carotenuto ( Il Soldatino) e tanti altri attori che ci vorrebbe una cartella intera per elencarli. Ancora oggi ci si interroga sulle ragioni del successo di questo film diventato negli anni un vero cult  visto e rivisto in tutti i paesi del mondo. Fatto sta che le scene e le battute del film di Steno rimarranno memorabili…”La passione per i cavalli non si può spiegare perché la febbre è febbre…e quella da cavallo, signor giudice, è incurabile”.

Di altro genere la storia del film inglese “The Champion”, in cui la vita di un fantino afflitto da un mare incurabile s’intreccia meravigliosamente con quella di un cavallo e del mondo dell’ippica inglese.

Un cavallo come terapia, invece, è quello che ritroviamo nella storia “L’uomo che sussurrava ai cavalli” in cui un affascinante  Robert Redford è capace di guarire l’anima dei cavalli e di conseguenza quella degli uomini.

Perché uomo e cavallo sono da sempre legati da un legame naturale ed indescrivibile a parole. Il cavallo sente l’uomo come l’uomo sente il suo cavallo.

Che poi si parli di cinema, di corse, d’ippica, d’equitazione, di riabilitazione, di gioco, di lavoro o altro,  l’uomo sa da sempre e per sempre che potrà contare su l’unico animale che il buon Dio ha messo al suo servizio: il cavallo. E  per quanto pazzo possa essere il mondo dei cavalli altrettanto umanità gira vi gira intorno.

Questo breve accenno al mondo del cavallo e delle sue mille mansioni nel mondo del cinema che meglio lo ha rappresentato la  dedico a mio padre Beppe Berti, è come l’avesse scritto lui, che a questo mondo  ha dedicato la vita con passione ed amore sconfinato.



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