Quando il calcio era: nostalgia da leggenda


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La nostalgia arriva come un aereo a fari spenti. Posa le sue ali su un periodo della nostra vita e ci fa viaggiare, dove troviamo compagni inaspettati e dimenticati. Situazioni sepolte che non chiedono di meglio che rivedere la luce, anche solo per un attimo. Oh, questo paradiso dei nostalgici non ha preclusioni: in arrivo e in partenza, tutti i personaggi possono partecipare a questa commedia meditativa e non vi sono situazioni che tornano perché più “serie” di altre; non esiste la gerarchia del pensiero nostalgico. Può capitare, in stato di predisposizione umorale, che una copertina ritragga la foto di un  uomo corpulento, con un gran faccione e riaccenda così una fiammella sugli anni ’70.

L’uomo in copertina è “solo” un allenatore di calcio e da solo siede sulla tribuna di uno stadio di calcio. Veste elegante, quel giorno. Sembra un uomo severo vestito a festa con i panni che gli vanno stretti. Quello che mostra Nereo Rocco, è un sorriso accennato, in una posa sobria e rassicurante, con un suo sguardo da “Indiano d’America” che s’interroga sulla sua anima e penetra nella tua.

 

Nereo Rocco era un “nativo italiano” (con nonno austriaco) di una razza agonistica ormai dissolta e che fa guardare i veri sportivi al passato come a un ferro rovente da tenere in tasca: brucia ma riscalda, manda fumo fino agli occhi eppure rischiara. Nel calcio esasperato di oggi a bruciare sono solo gli animi e le bandiere dei tifosi.

Il libro di Gigi Garanzini, edito da Mondadori, uscito nel 2009 e intitolato “Nereo Rocco – La leggenda del paròn continua –, ci offre una tregua dai bollori sportivi di oggi.

Le nostre ustioni e contusioni da “spirito sportivo” offeso, trovano asilo e cura in questo libro popolato di personaggi e aneddoti irresistibili, unici. Tutto gravita intorno al calcio e alla figura sportiva e vincente dell’allenatore triestino, certo, ma è ancora più rilevante il carosello dell’umanità privilegiata qui rappresentata che ci rende il privilegio della sua conoscenza e ci conquista.

Stavolta il calcio è un’astronave in retro marcia che conduce verso pianeti satelliti dove si ride e si piange dell’insonnia dei giusti. E’ un inno alla modestia e all’ironia così esaltate dalla protervia e dall’arroganza del nostro tempo. A un giornalista che, a chiusura di un’intervista, gli disse “Vinca il migliore”, Rocco rispose: “Ciò, speremo de no”.

In quella battuta, divenuta celebre, c’era tutta l’umanità di un uomo applicato al calcio.

Noi, trafitti dai ricordi di quegli anni ’70 così terribili per l’Italia e allora così bambini da vivere nel beato limbo delle “figurine”, non possiamo che rispolverare l’”Album Panini” e affiancarlo al libro di Garanzini in un tuffo nostalgico senza vergogna: infantili sì; ma in compagnia di oggetti e di sportivi  incontaminati, senza epoca.



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