Il successo e i rischi delle diete iperproteiche


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Le diete iperproteiche sono caratterizzate dalla drastica riduzione dei carboidrati a favore delle proteine e dei grassi che vanno a coprire molto più del 30% dell’apporto calorico totale raccomandato dalle più recenti Linee  guida. Un esempio di dieta di questo tipo prevede che  la quantità di proteine rappresenti il 25% dell’introito calorico totale, i carboidrati  il 14% mentre i lipidi possono arrivare  fino al 60-70% ( ricordo che le diete definite” equilibrate” prevedono il 60% delle calorie di provenienza dai carboidrati, il 25% di provenienza dai lipidi  e il 10-15% dalle proteine).

La dieta che riscuote attualmente maggiore interesse è la dieta a Zone  nella quale ogni pasto dovrebbe essere costituito da una quantità di  calorie proveniente per il 40% dai carboidrati, per il 30% da proteine e per il restante 30% dai lipidi. Un carico eccessivo di proteine determina un aumento delle dimensioni  dei reni e del flusso ematico renale, inoltre il fegato viene sottoposto ad un carico di lavoro significativo, tenendo conto che le vie di eliminazione degli aminoacidi sono prevalentemente epatiche. Le diete iperproteiche non rappresentano un modello dietetico bilanciato, la perdita di peso deriva in primo luogo dalla perdita di acqua e le basse quantità di carboidrati non consentono di fornire abbastanza fibre e vitamine soprattutto del gruppo B. I pochi carboidrati introdotti porta l’organismo all’aumento di produzione di corpi chetonici con inappetenza (effetto ricercato per aumentare la compliance alla dieta) e un aumento del rischio di cefalea, nausea , disidratazione, difficoltà di concentrazione e aumento dei tempi di reazione. La restrizione di carboidrati priva l’organismo della sua principale fonte di energia, cosicché vengono demolite a scopo energetico le proteine introdotte con gli alimenti e parte delle proteine muscolari per ricavare gli aminoacidi necessari per la sintesi di glucosio, con il risultato che invece di ridurre l’adipe, si ottiene la perdita della massa muscolare. L’acido urico  e altri acidi  sono eliminati con elevate quantità di acqua e calcio attraverso il rene, aumentando il rischio di osteopenia e osteoporosi. Con questo tipo di dieta aumenta il  rischio di danno renale sia per il sovraccarico funzionale legato all’aumentata produzione di urea sia per l’aumentato rischio di calcolosi. E’ vero anche che gli studi condotti hanno dimostrato a 3 e 6 mesi una maggiore efficacia della dieta a basso contenuto di carboidrati sulla perdita del peso corporeo rispetto alla dieta tradizionale, ma ad un anno  le differenze perdono di significatività. Quindi  una dieta ipocalorica ad elevato contenuto proteico sembra offrire vantaggi nella riduzione del peso corporeo a breve temine ma non a lungo termine.

 



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