La vie en rose


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Che Parigi sia bellissima è un po’ come dire che non esistono più le mezze stagioni ma, certo, la ville Lumière bella lo è per davvero. Un’altra ovvietà è che Parigi sia la città più romantica del mondo, specialmente a Primavera: anche in questo caso, per carità, non si è molto lontani dal vero, ma vale la pena considerarla una meta perfetta anche per un viaggio tra amiche. Ecco allora, un po’ seria e un po’ scanzonata, una mini guida per rendere “la vie en rose”: due giorni parigini da far sentire Carrie e compagnia bella pivelle al primo giorno di liceo.

Arrivate in aeroporto, felici e molto eccitate all’idea della prima serata parigina, d’obbligo una sosta al bagno dell’aereoporto (che no, certo, non è trendy ma aiuta a riacquistare quell’allure indispensabile per approdare nella città di Carlà): li ci si rende immediatamente conto che i capelli non hanno retto il colpo e volano elettrizzati (pure loro!) dandovi un aspetto “esaurita in cerca di pace”. Il dilemma “andare subito a bere un drink o tentare di darmi un aspetto umano?” si affaccia allora nelle testoline rosa ma, tranquille, tutto è sotto controllo: c’è quella “santa” donna di Marianne Gray che, ormai da qualche tempo, delizia le parigine con il suo “Bar a Chignon” ( in Rue Saint Andrè des Arts 52).

Acconciatura impeccabile e bicchiere di champagne. Risolto il primo, epico, problema resta da pensare ad un aperitivo (quello di Marianne, naturalmente, non conta): il Pixel Bar, in Rue  Dauphine 10, “est la place”, non fosse altro che per avere un cocktail che porta il vostro nome.  Michael, barman e mago part time, mixa gli ingredienti che voi stesse gli suggerite e se il cocktail è di vostro gradimento lo inserisce direttamente sul menù, naturalmente con il vostro nome (se invece, cosa altamente probabile, il vostro “cocktail – pozione” risulta imbevibile, il buon Michael ci mette del suo e con un tocco lo rende perfetto).

Finito di portare il barman del Pixel alla follia con richieste a dire poco stravaganti, è il momento di cenare da Derrière.  Un po’ come dire cenare a casa di un amico. Questo delizioso ristorante in Rue des Gravilliers da veramente l’idea di “casa”: cibo delizioso e clientela “a la page” completano il quadretto.  Per finire la serata vale la pena fare un salto (anzi, quattro) a Le Baron, in Avenue Marceau: un ex bordello ora locale blasonatissimo, degna conclusione del primo giorno “en rose”.

Pronte ad affrontare il “giorno numerò deux”? Dopo un giro di shopping quasi obbligatorio nel Marais (dove non si potrà non fermarsi nella boutique di Isabel Marant, in quella di  Manoush e nei negozietti dal gusto un po’ hippie e un po’ bohemienne che fanno tanto “sono stata a Parigi due giorni e guarda che look”), obbligatorio dirigersi al Marchè des Enfantes Rouges (fermata metro Arts et Metiers): questo delizioso mercato, che deve il proprio nome al colore delle divise che i bambini indossavano nell’orfanotrofio che lì si trovava nel XVI Secolo, è un modo per godersi la città “reale”, con il profumo dei fiori che si mescola a quello dei tanti chioschi di cibarie, dove mangiare benissimo spendendo poco. Continuato il giro di shopping finchè le gambe non implorano pietà arriva il momento di  celebrare la cerimonia del tè da Jugetsudo, in pieno St Germain des Pres, una casa del tè stile giapponese, dove potrete davvero “staccare” dal mondo.

La sera, l’ultima, si avvicina: inutile, forse, consigliare l’aperitivo al Cafè de Flore (istituzione parigina sempre molto charmant). Vale la pena citare, invece, Anahi: un ristorante argentino in Rue Volta 49 che è vera poesia, per gli occhi e per il palato.  La lista, naturalmente, non finisce qui e forse, nel frattempo, avrete deciso di perdere l’aereo: “Oh ma Parigi non è fatta per cambiare aerei.. è fatta per cambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare “la vie en rose”, dice Audrey Sabrina Hepburn



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