Alcol e giovani, troppo e male


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In Italia diminuisce il consumo di alcolici e vino. Ma sempre più giovani bevono solo per “sballare”. Secondo il rapporto ESPAD, lo fanno in 800.000 nella fascia dai 15 ai 19 anni d’età. Ma cultura e conoscenza del vino sembrano utili per prevenire binge drinking e comportamenti a rischio E’ uno dei comportamenti giovanili di maggiore diffusione e di maggiore pericolo. Si chiama “binge drinking”: bere almeno 5 alcolici in meno di 2 ore e senza mangiare nulla. Questo fenomeno, proveniente dal nord Europa, negli ultimi 10 anni si è diffuso in Italia, coinvolgendo in modo massiccio il nostro mondo giovanile. Secondo il rapporto ESPAD (2009), condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa, lo praticano 800 mila studenti tra i 15 e i 19 anni d’età.

Ed è con un forte messaggio d’allarme nei confronti di questo problema, che San Patrignano caratterizza la sua presenza a Vinitaly 2011,la maggiore manifestazione mondiale dedicata al mondo del vino. Nello stand della comunità riminese, da anni produttrice di apprezzate e conosciute etichette ha trovato infatti collocazione il relitto di un’auto reduce da un incidente stradale dovuto a guida in stato di ebbrezza e pannelli che illustrano, con la fredda chiarezza dei numeri, quanto sia problematico il rapporto tra giovani e alcol.  Nel 2010 il numero degli under 14 ricoverati per intossicazione d’alcol è aumentato del 28%, e si è abbassata l’età d’incontro con l’alcol: accade per il 3,5% dei ragazzi tra gli 11 e 15 anni, al 15,8% tra i 16 e i 17 anni e al 29, 4% tra i 18 e i 24 anni. Tra i minorenni, il 42% dei ragazzi e il 21% delle ragazze bevono solo per ubriacarsi. Mentre gli incidenti d’auto mortali alcol correlati  arrivano al numero di 1200 (Istituto superiore sanità). “La fuga di massa da se stessi e dalla realtà è la “cifra” esistenziale dei nostri giorni. Per scappare dalle nostre paure utilizziamo qualsiasi cosa: gioco, sesso, cibo, droghe, alcolici, il vino – spiega Andrea Muccioli, responsabile di San Patrignano – Con questa realtà San Patrignano si confronta quotidianamente. Il 60% dei 500 ragazzi accolti ogni anno in comunità, non ha mai assunto droghe per via endovenosa (eroina) e nella maggior parte dei casi prendeva invece  un “cocktail” di sostanze legali e illegali di cui anche l’alcol faceva parte. Per moltissimi, infatti, alcolici e vino sono la strada più semplice ed economica per stordirsi e alterare la percezione di sé”.

Più conoscenza e cultura del vino, meno binge drinking

Dal rapporto Espad, così come dai dati offerti dagli altri osservatori Istituzionali, affiora anche un dato sorprendente. Nelle regioni, dove i giovani bevono prevalentemente vino (Toscana, Piemonte, Campania, Veneto) si registrano minori percentuali di “binge drinkers”. Dato che indica, secondo i ricercatori, una maggiore consapevolezza legata alla peculiarità e alla tradizione del territorio da parte di chi beve vino in regioni dove questa bevanda fa parte la cultura del luogo. “L’educazione è l’unico strumento in grado di prevenire stili di vita sbagliati e a rischio. Nel caso del vino è offrire conoscenza della materia del bere, vale a dire della storia di un territorio, della storia dell’agricoltura e del terreno, dell’amare la terra, la campagna, del conoscere i procedimenti secondo cui si arriva alla produzione di vino, del degustare e soprattutto del condividere – ha commentato Muccioli – Nelle terre in cui c’è più cultura di vino, è normale che ci sia una minor tendenza al binge drinking, una maggior consapevolezza che è figlia dell’educazione. A Vinitaly,  il momento d’incontro dell’intera filiera del vino e degli operatori economici del vino, San Patrignano desidera richiamare l’attenzione e la collaborazione di tutti riguardo questo problema”.



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