Artemisia Gentileschi a Milano Storia di una pittrice, passione di una donna


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Artemisia Gentileschi, la più importante pittrice del seicento, arriva finalmente dopo secoli di oblio, al Palazzo Reale di Milano con una rassegna di opere e documenti inediti in mostra dal 22 Settembre 2011 al 29 Gennaio 2012 e intitolata Artemisia Gentileschi –  Storia di una passione.  Ho conosciuto Artemisia Gentileschi a Napoli.  All’università il mio primo esame in storia dell’arte moderna prevedeva lo studio del Caravaggio e della pittura naturalista e iniziavo così in età adulta a riscoprire Napoli, la mia città, in una luce mai vista, in tutto il suo splendore seicentesco. Ogni angolo mi raccontava dello sfarzo barocco dell’epoca: gli imponenti palazzi del centro storico che ostentavano la loro innata eleganza nonostante le mortificazioni del tempo, le innumerevoli chiese, da quelle affollate dai turisti sconcertati in zona Spaccanapoli a quelle ignorate dai passanti e dalle istituzioni nel quartiere della Sanità, le statue annerite dallo smog, le fontane imbrattate dai giovani alternativi di sinistra figli di ricche famiglie partenopee, gli affreschi nascosti tra le folle dei fedeli durante le messe e la meravigliosa, impenetrabile bellezza della pala del Caravaggio, le ‘Sette opere di misericordia’, conservata al Pio Monte della Misericordia, tutta sola, priva di alcuna sorveglianza e scarsamente illuminata, che non smetteva mai di rapirmi nei suoi molteplici dettagli di rara perfezione stilistica e che poterla ammirare liberamente ogni volta che passavo in Via dei Tribunali, mi sembrava un vero privilegio, un dono dal cielo di cui pochi sapevano apprezzarne il valore.

E dal Caravaggio a Napoli come non arrivare ad Artemisia Gentileschi? Anche lei scelse di vivere nella città partenopea seguendo i passi del Caravaggio. Qui, per più di vent’anni, la pittrice coltivò relazioni con i potenti, amicizie con i nobili e i re di tutta Europa, divenne celebre e stimata e qui vi morì, lasciando in eredità uno stile proprio, una nuova chiave di lettura del naturalismo caravaggesco e numerose opere pittoriche. Al Museo di Capodimonte fui letteralmente scossa dalla sua tela ‘Giuditta che decapita Oloferne’. L’espressione sprezzante e impassibile di Giuditta che afferra con vigore una ciocca di capelli di Oloferne per frenarne i movimenti e sgozzarlo facendo colare il sangue vivido sulle lenzuola bianche, è comparabile alla maestria di Caravaggio che non a caso alcuni anni prima aveva dipinto la stessa scena biblica. Ma ciò che colpisce in Artemisia Gentileschi è la predilezione per i personaggi femminili che diventano protagoniste incontrastate delle sue tele e che dalle pennellate energiche emergono come eroine forti, spregiudicate e appassionate che rivendicano la propria dignità e il proprio valore quasi a voler rappresentare la forza di spirito e l’audacia dell’autrice stessa.

 

I critici contemporanei hanno visto nel quadro di ‘Giuditta che decapita Oloferne’ la volontà di rivalsa da parte della Gentileschi per lo stupro subito dal collega del padre, Agostino Tassi. Il lungo processo per deflorazione che ne seguì, marchiò dolorosamente sin da giovane la vita della pittrice che fu costretta ad allontanarsi dalla città natale, Roma, e a rifuggire prima a Firenze e infine a Napoli, iniziando una vita avventurosa e libertina guidata da una forte ambizione, dalla volontà di affermazione e dalla passionale relazione extraconiugale con Francesco Maria Maringhi testimoniata dal ritrovamento di lettere inedite esposte nell’attuale mostra milanese. Le vicende personali di Artemisia Gentileschi hanno reso l’artista simbolo del coraggio e dell’emancipazione femminile ma per secoli il suo talento e il valore artistico delle sue opere è stato sottovalutato. La rivincita della Gentileschi come pittore al pari dei suoi contemporanei uomini inizia con un’affermazione dello storico Roberto Longhi che nel 1916 scrisse: “l’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità…”.

La rassegna al Palazzo Reale di Milano a quasi un secolo di distanza dall’affermazione di Longhi, per la prima volta mette in luce l’intera produzione di Artemisia Gentileschi: chi sa che alle porte del terzo millennio la Gentileschi non possa ritrovare la sua dignità di donna e di artista del suo tempo!

 

Michela Cella,



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