Letto per voi: Conoscere i gioielli


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Come molte donne (ma non tutte) sono affascinata dai gioielli, mi piace riceverli in regalo e comprarli da sola. Sono però anche curiosa del mondo che ruota attorno a questi oggetti magnifici che da secoli sono usati come strumento di potere, status, autorità, fascino e bellezza. Per questo ho letteralmente divorato il libro di Patrizia di Carrobbio “Conoscere i gioielli” edito da Salani che oltre alle informazioni interessanti ha uno stile di scrittura molto accattivante, gradevole e intimo. Patrizia infatti è stata Capo del Dipartimento Gioielleria di Christie’s a Londra e poi si è lanciata nel commercio in proprio a New York sfruttando la sua esperienza ma soprattutto la sua passione. I gioielli infatti li ama, li conosce, li mescola suggerendo accostamenti inconsueti, li tratta alla fine come un accessorio con cui divertirsi, senza troppa deferenza e vuole sdoganare l’idea che i brillanti li debba donare sempre un uomo. Parole soavi per me che molti gioielli me li sono comprati da sola e con grande soddisfazione. I gioielli donati possono essere ‘letti’ così come le emozioni e i sentimenti di chi li ha acquistati e di chi li ha ricevuti. Molti matrimoni, dice, falliscono nel momento in cui regala l’anello di fidanzamento e su questo aspetto è molto risoluta: potete regalare quello che volete ad una donna, ma se è un anello acquista un significato univoco, l’impegno o l’aspirazione ad esso.

L’unico diktat sul quale non transige, trovandomi completamente d’accordo, è che i gioielli abbiano un senso solo se sono indossati, vissuti, goduti, anche perchè come investimento non sono poi così validi e le ragioni sono efficacemente spiegate.

Bellissimi i racconti dei gioielli tradizionali, delle iannacche, perle d’oro a 9 carati che passavano di madre in figlia come parte della dote nunziale delle ragazze calabresi e che sua nonna comprò per montarle con altre pietre e farne dei gioielli assolutamente originali. Ma anche le ‘perline’ ossia gli orecchini di perla che nella tradizione del sud erano messe alla nascita forando immediatamente i lobi, cosa che sua madre chiese negli anni Cinquanta in Canada suscitando lo scandalo dei sanitari, che considerarono la richiesta alla stregua di una barbarie.

 

 

Il rapporto con i gieielli si rivela sfaccettato: chi li eredita, chi li riceve in dono, chi li compra per lenire un dolore, aiutare una ferita, chi li getta via e chi semplicemente li smonta o li fa fondere per dare vita a nuovi oggetti.

Come indossarli? Patrizia (che dopo le prime pagine è già un’amica) non dà consigli, anzi, spinge alla libertà, alla creatività. Poche, pochissime regole. Ma soprattutto, lo sdoganamento dei cosiddetti ‘gioielli fantasia’ di quella bigiotteria di alto livello che permette un guizzo di lusso accessibile senza prosciugare il conto in banca. Infine, una grande verità, i gioielli indossati e amati non sono quelli belli, ma quelli legati ad un momento o a una persona, io indosso quasi sempre gli stessi braccialetti, limitandomi a cambiare gli orecchini a seconda dell’abbigliamento e della circostanza, ma sono quelli da cui non mi posso separare, perchè ciascuno di essi è legato ad un momento speciale della mia vita. Quando è nata mia figlia mio marito mi regalò la cosiddetta ‘riviera’ ossia la fedina di brillanti a giro che si dona alla nascita del primo figlio, mentre io mi feci fare un braccialetto col nome di mia figlia che porto sempre con me.

Patrizia di Carrobbio

Conoscere i gioielli

Salani editore

2011

Euro 15,00

pg. 222



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