Verso la festa delle maternità


Add to Flipboard Magazine.

Lo studio Patchwork di Milano ha organizzato una serata dal titolo” Verso la festa delle maternità”  Subito il titolo della serata, con la preposizione articolata “delle”e non “della” maternità, mi ha portata a domandarmi il perché di questo plurale.

E’ evidente che l’umanità cambia più in fretta di quanto ci metta a rendersi conto di ciò che le accade.

E quindi è necessario sapere da dove veniamo, cioè da quale maternità siamo giunti per capire verso quale maternità stiamo andando e come sia meglio farlo.

Guardiamo per un attimo la storia, allora, perché senza conoscere il nostro passato e quello che ci ha formato non potremo mai essere padroni del nostro presente e futuro e mai come nel caso della maternità, qualsiasi forma essa assuma, è necessaria la padronanza di sé stessi e delle nostre azioni.

Come nasciamo, madri, oggi nel 2012?

Lo facciamo in un mondo completamente di diverso da quello di pochi anni fa in cui siamo nate come donne e con prospettive completamente differenti da quelle delle nostre madri e nonne.

Cosa ci distingue da loro?

Dal dopo guerra ad oggi il mondo è radicalmente cambiato. Da società contadina siamo diventati società industriale. Due mondi opposti.

Siamo nate da donne che toccarono con mano la guerra, figlie di donne della guerra.

Le nostre nonne divennero adulte e madri percorrendo l’unica via a loro concessa e cioè procreare, sposarsi, partorire.

La fame e la guerra spingeranno queste donne a scelte dettate dalle necessità della vita, ma allo stesso tempo a cercare di mantenere fede all’immagine di mogli e madri esemplari che il fascismo e la Chiesa aveva loro affidato.

Plasmate per quel ruolo alleveranno le nostre madri in un’Italia governata dalla diarchia DC/PCI fino al 1994; 48 anni, un tempo che costruisce una idea di donna dura da scalfire e nella quale noi siamo nate.

Ci sarà sì il femminismo negli anni 60, da noi più moda che realtà peraltro già giudicato superato nel 1937 da Virginia Woolf  nel suo magnifico”3Ghinee”. Porterà innovazioni, ma anche eccessi che danneggeranno il buono che ci sarebbe potuto essere e in questo marasma comportamentale e in questo insieme di lotta  tra immagine di perfezione e contestazione arriviamo noi e diventiamo adulte e poi madri o non madri volutamente; anche questo ora ci è permesso, possiamo scegliere noi.

E allora siamo più figlie del 68 o del perbenismo delle nostre mamme e nonne ?

Meglio le une o le altre.

Credo che sia inutile cercare una risposta e sia più importante guardare avanti.

Tra retaggi culturali passati e nuove influenze socioculturali come vivere la procreazione oggi?

– come donne adulte dobbiamo prenderci tutta la responsabilità di come scegliamo, oggi che lo possiamo fare, di diventare madri per far vivere bene i nostri figli che si troveranno a crescere fianco a fianco a figli nati in vari modi e non più in uno solo tradizionale.

–  rendersi conto che la procreazione è anche un modo per cambiare il mondo che quindi saremo noi a dover educare verso queste pluralità esistenti oggi alla luce del sole nel 2012.

E sono davvero tante. Penso alle co-mamme, mamme single, mamme adottive….inseminazioni ecc.

Attenzione, però, alla nuova grande responsabilità che abbiamo oggi;

se tutte le maternità possibili sono possibili, sono altrettanto tutte condannabili se non fatte in coscienza e piena consapevolezza e responsabilità di ciò che si affronta e come.

Tante più sono le maternità tanto più grande deve essere la capacità degli adulti di farle vivere con serenità ai piccoli.

Nessun bimbo dovrà mai soffrire per come abbiamo liberamente scelto di farlo nascere.

Il voto lo abbiamo, il femminismo è superato, i metodi di concepimento sono tanti come anche quelli per evitarlo e per capire e apprestarsi alla maternità modernamente dobbiamo essere estremamente lucide.

Oggi possiamo pensare con la nostra testa, siamo affrancate dall’ineluttabilità della maternità, possiamo scegliere come e con chi e quando e perché diventare madri.

Possiamo non subirla o sceglierla anche da sole o negarla ed essere compiute ugualmente come donne.

E allora ecco che in una panoramica simile diventa sempre più importante quello che è unicamente nostro e inviolabile: la nostra maturità di scelta di fronte a questo grandissimo evento.

Questa è la vera svolta di questa epoca anche se sembra la scoperta dell’acqua calda.

Noi oggi abbiamo questa libertà e con essa l’obbligo morale nei confronti di chi procreiamo: qualsiasi sia il tipo di maternità che ci apprestiamo a vivere deve essere consapevole.

E lo può essere perché non siamo più legate al dovere sociale di avere figli, all’ineluttabilità della strada donna, matrimonio, figli.

Dobbiamo essere in grado di mettere al mondo un figlio come donne risolte e consapevoli che si rendono conto che non serve a nessuno accusare terzi dei nostri eventuali errori. Questa scelta ci porterà a volte a dover andare controcorrente, contrastare convenzioni e regole e ci vorrà molto coraggio e forza, ma nessuno ha mai pensato e se lo ha fatto ha sbagliato, che la maternità sia una cosa facile, anzi.

Tanto più è consapevole e responsabile tanto più è difficile, ma allo stesso tempo entusiasmante.

La prima cosa è ammettere con noi stesse chi siamo e cosa vogliamo. Il che implica il dover prendere atto di essere l’unica responsabile di ogni nostra azione.

Dobbiamo far cambiare le abitudini alla nostra mente, togliere di mezzo tutte quelle che creano problemi perché queste con le paure date dalle insicurezze e i condizionamenti socioculturali ci spingono ad essere ciò che non siamo.

La vita e la maternità non pretendono questo per essere vissute, ma solo la consapevolezza di ciò che siamo realmente e facciamo.

Per vivere bene è importante sapere questo.

Noi non siamo ciò che ci ricopre, ma solo l’appoggio di questo.

Keplero diceva: ” la natura umana ama la semplicità, ama l’unità. In essa non vi è niente di inutile o di superfluo”

Quindi togliamo anche noi dalla nostra vita l’inutile e il superfluo e cogliamo l’essenza delle nostre decisioni.

Amiamo e insegniamo ad amare l’unità, fatta di mille sfaccettature, dell’attuale maternità.

Elisabetta Setnikar



Devi essere registrato per inviare un commento Entra o registrati