La salute non va in vacanza


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Si fa presto a dire vacanze, perchè siano davvero perfette, riposanti e divertenti è necessario che si svolgano senza incidenti di percorso ecco perché “La salute non va in vacanza e, prima di partire, sarebbe bene mettere in valigia tanto buon senso”. Così il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, Aldo Morrone, si è espresso alla conferenza al Sanit  che si è tenuta presso il Palazzo dei Congressi.

“Per evitare di andare incontro a spiacevoli inconvenienti o, peggio ancora, brutte malattie” ha spiegato Morrone “è necessario: informarsi su tutte le profilassi da eseguire prima del viaggio, sui farmaci da portare con sé, su alimenti e bevande che sarebbe bene evitare, soprattutto quando si intendono esplorare zone esotiche e Paesi sottosviluppati dove i servizi sanitari non sono validi come quelli occidentali”.

“L’estate è un’opportunità per conoscere altri luoghi, realtà, culture” ha concluso Morrone ”Ma è bene che tutto ciò avvenga nella sicurezza della propria salute e che il viaggio non lasci nessun danno nel nostro corpo e nella nostra psiche”.

Per questo il San Camillo Forlanini insieme alla Fiavet Lazio (Federazione italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo) pubblicherà a breve una guida che sarà distribuita e racchiuderà i consigli dei medici specialisti dell’ospedale romano per le vacanze verso le mete più a rischio.

All’incontro sono intervenuti molti specialisti dell’ospedale romano, che hanno dato indicazioni e consigli utili a chi si prepara a partire per le vacanze estive.  “La salute dei bambini in viaggio va curata attraverso 3 comportamenti:  prevenzione, vaccinazioni e chemioprofilassi” Così ha esordito il dott. Mauro Calvani del San Camillo che ha raccomandato: “4-6 settimane prima di un viaggio medio-lungo, la famiglia deve rivolgersi al pediatra che, in base alla destinazione, può capire se ci sono indicazioni o controindicazioni da fornirle”. “Questo è fondamentale quando si tratta di Paesi sottosviluppati, come l’Africa, il Sud America e l’Asia, però potrebbe essere utile in generale per qualunque viaggio – continua l’esperto -. Per esempio, anche per gli Stati Uniti: se la destinazione è il Colorado, a 3000 metri di altitudine, potrebbe essere proibitiva per un bambino di pochi anni”.

“Anche le vaccinazioni e la chemioprofilassi sono irrinunciabili – spiega Calvani –  in molti Paesi a rischio contagio di malattie infettive che noi non abbiamo, come ad esempio l’Epatite A, la febbre gialla o la malaria, per le quali non esiste un vaccino e  bisogna iniziare l’assunzione di farmaci specifici 3-4 settimane prima della partenza”.

Per la profilassi comportamentale è fondamentale fare attenzione all’acqua che si beve, spesso responsabile di problemi di dissenteria. E’ opportuno controllare anche il cibo: preferire alimenti cotti, sigillati, non cucinati sul posto perché carne e pesce possono rimanere spesso crudi.

“Anche i neonati possono viaggiare tranquillamente” rassicura Calvani. “Dopo le prime 48 ore di vita, i bambini possono affrontare anche spostamenti in aereo di molte ore, purché siano sani e non presentino nessuna problematica respiratoria: questo perché in aereo, con l’aria  pressurizzata, durante il decollo e l’atterraggio si potrebbero avere disturbi all’orecchio. Un consiglio utile è, mentre l’aereo è in salita o discesa,  far deglutire o succhiare il latte”.

“Anche per gli anziani esiste un protocollo preciso”spiega Flavio Cursi geriatra, dirigente medico al San Camillo “quando i pazienti sono in fase di partenza, consigliamo una visita geriatrica per stilare un programma preventivo personalizzato un mese prima. Se per esempio il paziente sta seguendo una terapia antipertensiva a base di diuretici oppure deve fare una vacanza in montagna ad alta quota, il consiglio è avere una scorta d’acqua di 2 litri o 3 se il posto è particolarmente caldo, nell’arco delle 24 ore. Se l’anziano ha un’insufficienza venosa agli arti inferiori, consigliamo un tipo di calza che si compra in farmacia con la prescrizione del medico. Per i pazienti con problemi cognitivi, di demenza, il cambio di ambiente può portare qualche disagio, soprattutto durante la notte, per la difficoltà che queste persone, per esempio i malati di Alzheimer, possono avere a riconoscere la propria abitazione. E’ consigliabile l’utilizzo di cartelli per indicare il bagno, di stanze illuminate anche di notte con lampade apposite, che lo aiutino a trovare la sua stanza da letto. Inoltre può essere utile portare in viaggionqualcuno che fa da riferimento tutto l’anno per l’anziano, per esempio la badante cui è abituato. Comunque, è importante una valutazione generale delle condizioni di salute, perché per un anziano, anche rimanere in città al caldo, in solitudine, senza i servizi assistenziali che si riducono nel periodo estivo e senza i familiari, può essere dannoso. Per quanto riguarda i pazienti con Parkinson, la vacanza può essere solo positiva: è un’occasione per essere adeguatamente stimolati, per esempio con la possibilità di fare attività fisica in acqua o passeggiare in montagna.

 

Importante è il capitolo “Esposizione al sole”: a livello di osteoporosi, fa molto bene fra le 7 e le 11, perché c’è una luce particolare che aiuta le ossa: è il momento di sfruttare mare e montagna. Dannosa l’esposizione nelle ore calde: dalle 11.30 alle 16: disidrata, si perdono liquidi senza accorgersene, i raggi solari dell’ora di pranzo bruciano e basta, perdono la  loro funzione terapeutica. Inoltre, il caldo influisce su farmaci: se il paziente è iperteso e prende dei diuretici, rischia una sincope.

In un viaggio lungo, per esempio di 10 ore in aereo, la persona anziana rimane troppo ferma e a rischio di trombosi venose. Oppure può darle fastidio il jet lag, ossia la differenza di orario fra il luogo di partenza e quello di arrivo. In questi casi si utilizza la melatonina che serve a restituire una sincornia a livello cerebrale per riequilibrare bioritmo, per distinguere il giorno dalla notte, per eliminare o ridurre al minimo i disturbi.

 

Bisogna fare attenzione alle zone rurali, dove è più forte il rischio di malaria nella stagione umida,  racconta la dott.ssa Lucia Miglioresi infettivologa “Quanto alle norme comportamentali per evitare il contatto con le zanzare “anofeles” che trasmettono la malaria o le “aedes Egipti” che portano la febbre gialla, si raccomanda l’uso di  repellenti, dormire sotto a zanzariere impregnate di insetticida, non esporsi nelle ore serali in cui è più frequente, utilizzare vestiti lunghi che coprono tutto il corpo. Una volta che si viene punti, c’è un periodo di incubazione che dura dai 7 ai 60 giorni e quindi ormai si è già rientrati a casa. Entro i 2 mesi successivi al rientro, quando compare una febbre, è sempre bene sospettare che si tratti di malaria. Bisogna rivolgersi a centri di malattie infettive e tropicali ed eseguire i test. Si tratta di malattie curabili, ma la diagnosi è molto difficile, perché presentano sintomi disparati”

VADEMECUM:

1 – Andare dal medico un mese prima della data del viaggio

2 – Eseguire le vaccinazioni; non dimenticare i farmaci necessari

3 – Evitare i cibi cotti locali, bere acqua solo da bottiglie confezionate

4 – Bambini: evitare viaggi in aereo, se si hanno problemi respiratori; evitare località in alta quota

5 – Anziani: bere 2-3 litri d’acqua al giorno; evitare esposizione solare nelle ore più calde; sfruttare le ore del mattino, utili per le ossa; per pazienti con Alzheimer: il cambio di ambiente può disorientarli: portare con sé persone o oggetti di riferimento;

6 – Malaria: dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida; non esporsi nelle ore serali; utilizzare vestiti lunghi; se nei due mesi successivi al rientro, compare la febbre, può trattarsi di malaria

 

 

 



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