Letto per voi: Elogio delle erbacce


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Erbaccia a chi? Sembrano dire le protagoniste di questo saggio speciale, inconsueto, curioso, approfondito e perfetta lettura estiva, almeno per la sottoscritta. Se sappiamo tutto o almeno molto delle amate piante da giardino o terrazzo, delle belle ornamentali, di cespugli odorosi, perenni e stagionali pochi di noi si saranno soffermati a domandarsi ragione e origine di quelle ‘malerbe’ con le quali combattiamo allo scopo di creare nei nostri spazi verdi un equilibrio estetico. Eppure le erbacce nascondono pregi, sono forti e tenaci, hanno storie fantastiche e degne di essere raccontate che affondano le radici e interpretazioni nella notte dei tempi e nelle pagine della Bibbia. Le erbe spontanee che sfuggono al controllo umano in realtà sono capaci di attecchire in luoghi assurdi come spazi abbandonati e discariche ridando loro almeno una parvenza di dignità paesaggistica e ci raccontano di come abbiano viaggiato in tutto il mondo approfittando di qualsiasi mezzo: pagliai su cui dormivano emigranti, baveri di giacche e risvolti dei pantaloni di nubiluomini  e suole di scarpe che hanno permesso loro di colonizzare ambienti anche molto diversi dal proprio originario sito. Talora sfortunate, all’inizio coltivate amorevolmente e poi abbandonate come un cane indesiderato perchè anche nel giardinaggio le mode passano, e così in agricoltura, prima ricercate e coltivate e poi soppiantate da colture più facili e nutrienti. Il farinello comune venne a lungo coltivato per i suoi semi oleosi, poi, con il cambiamento dei gusti cadde in disuso e combattuta come infestante delle piantagioni di barbabietola da zucchero, salvo poi essere riabilitata come coltura da foraggio. Ma le nostre eroine non si arrendono e reclamano con la forza di sistemi di sopravvivenza di cui Darwin sarebbe più che orgoglioso, il loro posto nel mondo. Oppure nascono nel posto sbagliato, germogliano in un sito di rifiuti e assumono uno status denigrato anche loro, quello di immondizie vegetali, sgradite e combattute a suon di diserbi e pesticidi che, udite, non fanno altro che rafforzarle. Sono piante prima utilizzate magari come nobili rimedi curativi e poi cadute in disgrazia e destinate a bordare le strade statali, vagare senza meta, rendere impossibile la vita delle altre colture. Ecco allora che le infestanti possono essere considerate tali quando crescono ‘nel posto sbagliato’ tanto che anche i frassini maggiori quando crescono nelle foreste temperate in cui siano preferiti alberi più appetibili dal punto di vista commerciale siano indesiderati (!). Più saggiamente Ralph Waldo Emerson le definiva come piante delle quali non sono ancora state scoperte le virtù. Dalla belladonna all’assenzio, dalla bluebell all’edera, dall’ageratina alla correggiola sino alla piantaggine maggiore, che sono state oggetto di leggi specifiche da vari stati che ne vietano la crescita. Insomma un libro irresistibile che farà si che non guardiate mai più la gramigna con gli stessi occhi.

 

Richard Mabey

Elogio delle erbacce

Ponte alle grazie – saggi

2012

pp. 346

Euro 19,50



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