Borghi di Liguria / L’antica eleganza di Dolceacqua


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Sappiamo che l’Italia, prima di essere unificata politicamente da Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour, esisteva già culturalmente da secoli, grazie a fattori come la lingua e l’arte. La Penisola, ben viva nella cultura e nei commerci già nel Medioevo, era peraltro scissa in mille potentati locali in continuo reciproco conflitto: ognuno teso a consolidarsi o a espandersi a spese dell’altro, alla ricerca di quello che Guicciardini chiamava il particulare, ovvero il tornaconto individuale.

Di conseguenza l’Italia d’oggi, tuttora carente nella coesione nazionale, è popolata da bellissimi castelli, poderose cinte medievali, massicci fortilizi, e ogni sorta di costruzioni militari e civili – ora ridenti ora arcigne – edificate per la difesa del territorio e la gloria imperitura della famiglia patrizia al potere..

La Liguria non fa eccezione. A questo pensavo ammirando a Dolceacqua – prezioso borgo in provincia di Imperia – l’imponente e severo castello medievale dei Doria, già al centro delle storiche contese tra Guelfi e Ghibellini, che dall’alto domina le antiche case arroccate sulla collina. In basso, sul torrente Nervia che dà nome alla vallata, una struttura elegante e più gentile è data dal ponte che incantò Monet. L’impressionista francese, che con Renoir frequentava spesso quelle zone, lo definì “un gioiello di leggerezza in un luogo superbo” e lo dipinse da par suo, con pennellate efficaci e un po’ fosche.

Il Castello risale al XII secolo: sorto sulla centrale torre circolare, fu poi ampliato da Stefano Doria nel XVI secolo con un bastione speronato nel settore orientale e le due identiche, imponenti torri quadrate del frontale.Da non trascurare la Chiesa Parrocchiale di San’Antonio Abate, con il suo bel polittico del 1515 di Ludovico Brea dedicato a Santa Devota, nonché i resti del Convento Benedettino. Chi se la sente potrà anche cercare il sinistro buco del Diavolo, dove leggenda vuole si trovi un denso coacervo di entità negative e forze maligne.

La vegetazione mediterranea di Dolceacqua è folta, il paesaggio è vario e mosso. Nelle case di sassi costruite a secco del Borgo Antico vivono poco più di duemila abitanti, in un’atmosfera di pace silenziosa e perfetta. Dio preservi Dolceacqua dalle invasive modernità del turismo di massa. Lungo le ripide salite e discese, trovi tutto un intrico di stradine strette dette carruggi, molto frequenti in Liguria: un dedalo ricco di attività artigiane, botteghe e cantine. Pare che il complicato groviglio urbanistico fosse voluto, qui come in altre località della costa, per fuorviare e confondere gli incursori saraceni.

Ogni estate, d’agosto, alla Festa della Michetta, ragazzi e ragazze del paese si scambiano dolci, cantando e girovagando per le viuzze. Speciale il clima, fresco d’inverno e tiepido d’estate. Prelibato il vino: è il famoso Rossese, color rubino, dal particolare gusto delicato e un po’ asprigno, che va benissimo anche col pesce.

GLC



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