Borghi di Liguria. Vernazza, lo Sciachetrà e il Petrarca


Add to Flipboard Magazine.

Se approdi alle Cinque Terre dal mare, la prima sorpresa è data naturalmente dal colpo d’occhio. Le colorate casette marinare accorpate, le piazzette, le crose, i carruggi, l’intrico di viuzze, tra ripidi sentieri, loggiate, scalinate strette: l’eterna lotta del ligure per guadagnarsi un po’ di spazio tra mare e monte. Dall’alto, calandosi via terra sui borghi, la prima sorpresa è invece il profumo della macchia mediterranea, una flora dai forti odori di lavanda, rosmarino e altre mille erbe. Un aroma invadente, un’aria che sa di pesto e di Africa. Che orizzonte lucente.

Un paesaggio straordinario: ridente? Aspro? Non saprei. Movimentato, certo: tra l’altro, pare abbia ispirato a Dante Alighieri la rupe del Purgatorio. C’è poi una terza sorpresa, di natura storica: nella struttura attuale, i borghi delle Cinque Terre (Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore) hanno avuto origine nell’ XI secolo come insediamenti agricoli e non marinari. Accadde quando le popolazioni della Val di Vara, sulla spinta dello sviluppo demografico, si spostarono in massa sulla costa, cominciando la bonifica e il terrazzamento di queste erte e scoscese fiancate montuose. Una coltura faticosa, tenace e impervia, detta anche eroica, che deve ovviare alla mancanza di spazio creando lunghe gradinate di terra sorrette da muri a secco di pietre.

Mi trovo a Vernazza. Ci si arriva procedendo da ovest a est, dopo Monterosso: 939 abitanti. E’ tra i borghi più belli d’Italia, con un porticciolo raccolto nella sua naturale insenatura. Sbarcando, sei subito accolto dalla piazzetta ariosa, nitida e pulita, nonostante l’alluvione e i disastri del 2011. Qui la gente non si lamenta e ricostruisce. Qui i Romani caricavano le anfore di Vernaccia sui battelli. Di qui si diramano mille sentieri per esplorare i dintorni. Sempre in piazzetta, un po’ defilato, c’è “u cantu de musse”, l’angoletto delle chiacchiere allegre e un po’ inutili di passanti e comari.

 

La bella chiesa in gotico-ligure del Trecento è dedicata a Santa Maria d’Antiochia. Il campanile ricorda vagamente la guglia alta di una moschea: è il vento dell’Oriente. L’ingresso non è frontale, ma si trova nell’abside. Mirabile il tabernacolo gotico del Quattrocento. L’interno, a tre navate, è dominato dall’ardesia, la levigata lucente pietra nera che in Liguria non manca mai. Delle varie fortificazioni che dovevano difendere dalle incursioni saracene, rimane il cilindrico torrione del Castello Doria.

Dicevo dell’agricoltura a terrazze, che comprende ulivi, limoni e soprattutto vitigni. Da questi vigneti che Petrarca definì “dilettissimi a Bacco”, si ottiene, tra l’altro, quel raro nettare chiamato Sciachetrà, passito, dolce e liquoroso che si fa solo qui. D’Annunzio: « …quel fiero vino che si pigia nelle cinque pampinose terre.»

GLC

 



Devi essere registrato per inviare un commento Entra o registrati