Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento


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Martedì 27 novembre, alle ore 17,30, si terrà il terzo incontro del ciclo di conferenze promosse dal Comune di Verona, Cultura, Direzione Musei d’Arte e Monumenti e dall’Università degli Studi di Verona, Facoltà di Lettere, Corso di Laurea in Beni Culturali. L’iniziativa si avvale del supporto del Centro Iniziative Educazione Artistica e della collaborazione degli Amici di Castelvecchio e dei Civici Musei d’Arte di Verona.

Il programma, particolarmente ricco, propone l’intervento di specialisti legati a diverse istituzioni nell’ambito della conservazione e della valorizzazione dei beni culturali su varie tematiche di storia e critica d’arte, di museologia e su importanti mostre del 2012-2013. Si consolida così ulteriormente il rapporto con l’Università di Verona e in particolare con gli studenti che frequentano
numerosi gli appuntamenti annuali.

Il terzo incontro accoglie la lezione di Guido Beltramini, direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, sul tema Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento.

Per almeno tre volte nella propria storia Padova è al centro dell’arte europea. Due sono ben note: la Padova di Giotto, e gli straordinari decenni di Donatello e Mantegna. Ma esiste una terza stagione in cui Padova è baricentro e crocevia della cultura artistica internazionale, perché in città prende vita qualcosa di inedito che avrà enormi ripercussioni nei secoli a venire: è la Padova di
Pietro Bembo e della sua famosa residenza in un’area dietro la chiesa degli Eremitani, l’attuale via Altinate. La mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento riporta a Padova, dopo cinque secoli, i capolavori della collezione che Bembo aveva riunito nella propria casa: dipinti di grandi
maestri come Tiziano e Raffaello, sculture antiche di prima grandezza, gemme, bronzetti, manoscritti miniati, monete rare e medaglie. La ricchezza e varietà degli oggetti d’arte, raccolti per gusto estetico ma anche come preziose testimonianze per lo studio del passato, rese agli occhi
dell’Europa del tempo la casa di Bembo come “la casa delle Muse” o “Musaeum”, precursore di quello che sarà il moderno museo. Nasceva una nuova tipologia di raccogliere e presentare non solo l’arte, ma la conoscenza stessa.

 



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