Borghi d’Umbria. Citerna e Donatello: l’arte e la natura


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E’ una piccola città-giardino, piena di tonde fioriere. Piazze come salotti, luminose e immacolate: entrando nel borgo si teme quasi di contaminarle. Ordine, integrità, precisione. Citerna sembra la perfetta ricostruzione scenica di se stessa, forse perché ha subito nei secoli troppe devastazioni – anche nell’ultima guerra mondiale, ad opera dei tedeschi – per non riproporsi oggi nella sua ridente e orgogliosa perfezione.

Nei secoli la cittadina è stata umbra, etrusca, romana; ha conosciuto guelfi e ghibellini, barbari e signorotti (i Pietramala, i Malatesta, i Vitelli), per poi entrare nello Stato Pontificio e finalmente nel Regno d’Italia. La cinta muraria comprende l’ Acropoli e il Borgo, come due strutture urbane sovrapposte, sorte in tempi diversi: in alto il nucleo originario, più in basso l’agglomerato architettonico formatosi attorno al Duecento.  I percorsi interni al perimetro si diramano lungo vicoli, volte, camminamenti del sottosuolo, con frequenti cunicoli e cisterne per la raccolta dell’acqua piovana (di qui Citerna), forse collegate in origine da un complesso sistema idrico.

Nel centro storico spiccano la chiesa di S. Michele Arcangelo con la Crocifissione del Pomarancio, il quattrocentesco e sontuoso Palazzo Vitelli e la chiesa di S. Francesco (1316), con un affresco di Luca Signorelli e altre preziose tavole sacre di Raffaellino del Colle. Sopra il coro è collocata una Madonna con Bambino di Donatello.

Nella chiesa di San Michele Arcangelo si trova un’altra splendida Madonna con Bambino, attribuita ai Della Robbia.  La Rocca, di origine longobarda (VII secolo) e oggi in gran parte distrutta, era l’antica residenza dei signori del luogo. Dall’alto di quell’osservatorio, lo straordinario colpo d’occhio sul grandioso anfiteatro naturale consentiva di controllare tutto il transito dalle terre circostanti, tra Umbria e Toscana. Un paesaggio raffinato e malinconico che sembra fondere arte e natura in quel dolce movimento di vallate e colline presente in tanti dipinti del Rinascimento.

GLC



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