Buona tavola, gli chef italiani si ribellano al sottosegretario


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RAVIOLIAgli chef italiani non è proprio piaciuta la dichiarazione del sottosegretario ai beni culturali,  Ilaria Borletti  Buitoni, secondo la quale in Italia, da tempo, si è smesso di mangiare bene. Da qui la lettera aperta  dei fratelli Raffaele e Massimiliano Alajmo, titolari del ‘ tristellato’ ‘ Le Calandre’ di Padova e gestori del’Quadri’ di Venezia al presidente del Consiglio Enrico Letta.

“Se è vero che ogni regione ha le sue specialità, è anche vero che gli italiani, a tavola, sono un popolo molto unito e difendere – dicono gli chef – questo principio deve essere salvaguardato con una presa di posizione da parte del Premier”.

Ma più delle parole, spesso contano i fatti. Da un’indagine della Doxa commissionata dalla Accademia Italiana Cucina risulta che nonostante il proliferare di trasmissioni televisive e corsi di cucina di ogni tipo, gli italiani ci tengono alla buona tavola e il 71% dei nostri connazionali impara l’arte seguendo i consigli di mamme e nonne. Anche se personalmente è capitato di udire: ” il tablet? Lo uso solo per le ricette in cucina”, dall’indagine invece risultano essere  per lo più condivise come un tempo: segreti e consigli vengono passati e tramandati con appunti scritti o a voce.

I programmi di cucina sono affascinanti e seguitissimi con punte di ascolto straordinarie ma poi, davanti ai fornelli, è solo il 18% dei telespettatori a mettere in pratica quanto visto in tv. In ogni casa è presente almeno un testo e i libri cult continuano ad essere “Il Cucchiaio d’ argento”, il “Talismano della felicità”, l’ “Artusi” e, tra i modernissimi, la “Prova del Cuoco” e “Benedetta Parodi”. Internet però comincia a far breccia e i giovani sotto i trent’anni sono i pionieri di una rivoluzione culturale che scardina la tradizione familiare come fonte di apprendimento culinario. E se, come da sempre, sono gli uomini a fare da padrone ai fornelli dei ristoranti, tra le mura domestiche sono invece le donne ad essere le regine.

Ma il dato più importante è uno solo: la famiglia italiana si riunisce davanti al desco una o due volte al giorno per condividere non solo il cibo ma anche e soprattutto la propria giornata e dove la fatica per il lavoro, lo studio e tutte le altre attività spesso viene archiviata da un piatto di rigatoni al sugo.

Lavinia Macchiarini



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