Aquae. La gestione dell’acqua oltre l’unità d’Italia nella pianura emiliana


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acquaeDal 26 ottobre al 8 dicembre 2013.  Il 2012, 525° anniversario dell’inizio dello scavo del “Cavamento Foscaglia”, imponente opera idraulica realizzata a partire dal 1487 grazie a un accordo tra gli Estensi di Ferrara e i Bentivoglio di Bologna, ha fornito il pretesto per avviare un percorso di ricerca storica e informazione che coinvolgesse tutte le istituzioni più competenti in materia. 
L’obiettivo era aumentare la consapevolezza che l’assetto idrologico del territorio in cui viviamo è  frutto del lavoro di ogni civiltà che vi si è avvicendata, un’opera collettiva che potrà essere conservata, migliorata e consegnata alle generazioni future solo se viene rispettata da tutti.
L’acqua, da sempre elemento fondamentale e insostituibile per gli esseri viventi, costituisce il punto di partenza della mostra itinerante “Aquae. La gestione dell’acqua oltre l’unità d’Italia nella pianura emiliana” dedicata al controllo delle acque e alla salvaguardia del paesaggio nel corso del tempo nei territori oggi identificabili sotto la tutela e gestione del Consorzio della Bonifica Burana.
Dopo le tappe di San Giovanni in Persiceto, Nonantola, Crevalcore e, causa sisma, San Matteo della Decima, l’importante esposizione che ripercorre l’evoluzione del paesaggio padano dalla preistoria ai giorni nostri approda a Sant’Agata Bolognese, dove sarà visitabile fino all’8 dicembre 

Nelle varie tappe  il percorso si è arricchito di ulteriori pannelli dedicati alla gestione delle acque nel territorio nonantolano e santagatese.
Particolare attenzione è stata posta alla romanizzazione della pianura, con una finestra sulla centuriazione, tipica forma di governo del territorio che in vaste zone della pianura padana si è mantenuta fino ad oggi.
Con la caduta dell’impero romano, cambia completamente l’assetto paesaggistico del territorio: vaste zone vengono sottratte al controllo dell’uomo e subiscono un progressivo impaludamento; nascono così insediamenti fortificati (castrum), circondati da canali e fossati difensivi.
Solamente con la fine del Medioevo, l’uomo inizia una nuova attività di bonifica e riordino della pianura, che interessa anche una vasta area localizzata alla destra e alla sinistra del Panaro. All’interno di questa fase ricade il trattato stipulato fra Giovanni II Bentivoglio e Ercole I d’Este per la realizzazione della prima grande opera di bonifica idraulica, il Cavamento Foscaglia meglio noto come Collettore delle Acque Alte.
L’attenzione viene focalizzata anche sui territori dei Pico e dei Gonzaga che adottavano il sistema dei “serragli” per arginare l’invasione delle acque. Tutto ciò anticipa una vera e propria politica nazionale di miglioramento fondiario che inizia in modo sistematico con l’unità nazionale ed arriva ad oggi. In questa operazione è risultato fondamentale il controllo delle acque e il loro governo attraverso un’unica struttura che unisce la montagna alla pianura e rafforza le comunità sotto un grande denominatore comune: il Consorzio di Bonifica.
La mostra vuole portare a conoscenza dei cittadini, delle scuole e, più in generale, delle imprese e degli gli enti pubblici l’importanza della regimentazione e del governo delle acque per un più corretto e armonioso sviluppo di un territorio.
Un ricco percorso, dunque, che consente di approfondire il rapporto fra acqua, uomo e territorio, rintracciando i legami e le interconnessioni esistenti per una conoscenza sempre più ampia della nostra storia.

La realizzazione di questa mostra, promossa dal Museo Archeologico Ambientale di San Giovanni in Persiceto e dal Consorzio della Bonifica Burana, ha ricevuto apporti sostanziali dall’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, presente da anni in modo costante sul territorio, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna, che ha studiato e scelto i materiali archeologici, e delle varie Amministrazioni locali che via via la ospitano, a cominciare dal Comune di San Giovanni in Persiceto.
Vanno ricordate le ricerche e gli studi dell’Università di Bologna relative ai numerosi documenti d’archivio, preziose testimonianze del nostro passato, e il contributo del Museo Archeologico Ambientale, struttura territoriale di riferimento, da anni impegnata nella tutela del patrimonio storico-archeologico e culturale del territorio di Terred’Acqua.



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