Quel gelataio che mi ha scosso l’anima


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gelatoComo. Era una calda sera d’estate, sul lungo lago si riversavano fiumi di persone in cerca di refrigerio. La gelateria laterale al lungo lago era stracolma ma passeggiando vicino all’antica ferrovia nord/lago attendevamo che si liberasse un tavolino.  Improvvisamente l’allarme pioggia fa scappare i più. Che meraviglia, si erano liberati quasi tutti gli spazi.  Entriamo e come al solito i proprietari ci hanno accolto con un sorriso, volti amici anche se in realtà la nostra conoscenza si basa sui gusti dei meravigliosi gelati che producono. Ci sediamo e cala un mistico silenzio in onore a quell’ottimo supercono. Il mio sguardo viene rapito da una scena mai vista prima.  Il mio amico gelataio, con il suo cappellino candido tanto quanto i suoi simpatici baffoni, si era seduto nella panchina antistante il negozio. Aveva in mano un gelato che con semplicità offriva a un ragazzo tetraplegico in carrozzina. Lo aiutava in ciò che non avrebbe mai potuto fare da solo: mangiare un gelato.  Quest’omone corpulento dal cuore di panna mi ha commossa. La sua allegria e la sua generosità dava ristoro al corpo e all’anima di quello sfortunato ragazzo, senza indugio né imbarazzo. Da quella sera, se voglio mangiare un gelato, sono disposta a fare 30 km per andare in quella gelateria. Al di là del prodotto ottimo, è la qualità umana che merita.

E.P.



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