La sofferenza dei single italiani


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Gli uomini si sentono più soli e hanno più problemi delle donne

uomo solo.

I dati del numero verde Charlie Telefono Amico: di maschi il 65% delle chiamate in cui si denunciano solitudine e problemi sociali e il 90% di quelle in cui si parla di difficoltà sessuali.  Tra i ragazzi e le ragazze sono in aumento le richieste di aiuto per episodi di cyberbullismo e di autolesionismo.

Uomo, età tra i 31 e i 50 anni, single e più in generale solo: in sofferenza perché si sente isolato, perché non ha la possibilità di parlare della propria vita con un amico o con qualcuno di fidato. E’ il profilo della persona che chiama Charlie Telefono Amico, il numero verde 800.863.096 che dà ascolto gratuitamente a chi ha un problema (di salute, affettivo, sociale, sessuale, di dipendenza) garantendogli il totale anonimato.

Oggi Charlie ha presentato al Teatro Lumière di Pisa il suo Rapporto sociale 2013/2014, in cui sono contenuti i dati, le statistiche e le riflessioni sulle telefonate ricevute dal servizio. Nel corso del 2013 gli operatori di Charlie – circa 30 volontari che hanno seguito un corso di formazione ad hoc e che nel servizio sono guidati da uno psicologo-psicoterapeuta – hanno risposto a 2650 chiamate, di cui oltre 1600 fatte da maschi.

In generale il tema più affrontato è stato la solitudine: 1080 persone, oltre il 40% del totale degli utenti, hanno chiamato per parlare dell’isolamento in cui sentono di vivere o dell’impossibilità di comunicare agli altri questioni importanti della propria vita. Il 26% delle chiamate è stato invece dominato dal tema dell’handicap (fisico o mentale).

“Ciò che è emerso in modo drammaticamente potente nelle chiamate che hanno affrontato il tema della malattia – spiega lo psicologo e psicoterapeuta Giovanni Cioli, coordinatore di Charlie Telefono Amico – è la solitudine delle persone con un handicap fisico grave. Molto spesso questi uomini e queste donne non hanno modo di muoversi da casa e non possono a cuor leggero parlare liberamente con le persone che se ne prendono cura per timore di dare pesi ulteriori a quelli determinati dalla condizione di non autosufficienza. Nonostante gli sforzi dei servizi pubblici e l’aumentata sensibilità sociale – dice Cioli – la condizione di molti disabili rimane di pesante isolamento”.

A chiamare Charlie sono soprattutto i single, o per meglio dire le persone non sposate, ma ci sono differenze rilevanti tra maschi celibi e femmine nubili. Nel 90% delle telefonate in cui si è parlato di problemi sessuali, dall’altro capo del filo c’era un uomo non coniugato (le donne non sposate rappresentano soltanto il 10%).

“Le problematiche sessuali – dice ancora Cioli – sono un tema sostanzialmente assente nelle telefonate delle donne. Nelle chiamate degli uomini che ne parlano, invece, è sempre presente un senso di inadeguatezza rispetto allo status sociale e alla percezione della donna come fortemente esigente sul piano sessuale, economico e di successo in generale. Queste difficoltà di natura sessuale – spiega il coordinatore di Charlie – sembrano legate ad alcuni stereotipi di genere e alla pressione sociale generale, che tende a stimolare più il narcisismo che un’articolata e profonda percezione dell’Altro”.

Discrepanze molto marcate anche nel caso delle chiamate che hanno avuto al centro problemi sociali, come lavoro, povertà, affidamento dei figli: per il 65% sono state fatte da uomini celibi. E la stessa percentuale si ritrova nelle telefonate in cui si denuncia una situazione di solitudine: il 65% del totale provengono da maschi non coniugati. Significativa anche la differenza nelle chiamate in cui sono stati affrontati problemi affettivi, fatte per il 55,8% da uomini single.

Le telefonate dei giovani, che sono state meno di quelle fatte dagli adulti, hanno invece alcune caratteristiche particolari.

“Com’era facile aspettarsi – spiega Cioli – dominano le questioni legate a emozioni e relazioni, in particolare nelle chiamate delle ragazze under 20. Ma emergono anche nuovi temi, come le molestie attraverso i social network e il cosiddetto ‘cutting’, l’autolesionismo, di cui i ragazzi parlano come un modo di darsi sollievo da un dolore emotivo insopportabile che per loro è difficile perfino descrivere. Per quanto riguarda i social network – conclude lo psicologo-psicoterapeuta – gli scontri e le ‘guerre’ su Facebook risultano tutt’altro che virtuali, perché hanno conseguenze pesanti sulla vita reale di un ragazzo: subire un insulto o peggio il dileggio sui social può rappresentare un grave problema per un giovane, fino ad arrivare al vero e proprio crollo della sua identità sociale”.

Charlie Telefono Amico è stato fondato nel 1990 a Pontedera.

E’ nato dall’esigenza di organizzare un centro di ascolto e informazione sulle problematiche legate all’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool e alla diffusione dell’AIDS. Nel corso del tempo ha gradualmente assunto il carattere più generale di punto di ascolto sui temi e i problemi connessi al disagio dei giovani e, da qualche anno (in particolare dopo l’esplosione della crisi economica), non soltanto giovanile.

Le attività di Charlie sono finanziate, gestite e promosse dalla Fondazione Charlie Onlus, di cui fanno parte Provincia di Pisa e Comune di Pontedera, Comune di Peccioli, Geo.For spa, Cerbaie spa, Asl 5 e Belvedere spa.

Un sostegno fondamentale alla Fondazione arriva anche dalla Fondazione Pisa e dalla Regione Toscana.

“In quasi 25 anni di Telefono Amico – dice il presidente della Fondazione Charlie Onlus, Angelo Migliarini – è cambiato tutto o quasi: la situazione economica, il quadro sociale e perfino l’immaginario del nostro Paese, le tecnologie della comunicazione, la velocità della vita quotidiana e di conseguenza anche i temi di cui le persone parlano chiamando l’800.863.096. Ciò che non è cambiato, nonostante l’immediata e infinita possibilità di comunicare oggi a nostra disposizione, è il grande bisogno di essere ascoltati che emerge dalle telefonate. Per questo abbiamo deciso di fare una riflessione sulle caratteristiche generali di chi ci chiama, una riflessione che crediamo possa essere utile prima di tutto alle realtà pubbliche e private che si occupano di disagio”.



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