A Varese “Wim Wenders. AMERICA”


Add to Flipboard Magazine.

17  Western World Development Near Four Corners California 1986

Dal 16 gennaio al 29 marzo 2015 il FAI – Fondo Ambiente Italiano presenta a Villa e Collezione Panza a VareseWim Wenders. AMERICA“, una mostra fotografica di Wim Wenders regista e fotografo, omaggio all’amico Dennis Hopper e ad Edward Hopper, suo riferimento artistico, con cui la Villa inaugura una programmazione attenta al panorama attuale del mondo della fotografia. Una mostra che cade proprio nell’anno in cui il mondo festeggia i settant’anni del Maestro del Nuovo Cinema Tedesco a cui verrà consegnato l’Orso d’oro alla carriera al Festival internazionale del cinema di Berlino.

I paesaggi danno forma alle nostre vite, plasmano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici luoghi.

Così Wim Wenders descrive il suo approccio attraverso l’utilizzo di una macchina fotografica panoramica che riproduce visioni che scardinano la normale percezione del paesaggio regalando momenti di assoluta ricchezza visiva.  Le opere in mostra sono state realizzate negli Stati Uniti tra la fine degli anni Settanta e il 2003 e documentano ambienti, paesaggi, architetture, strade catturati dall’obiettivo della macchina fotografica di Wenders con uno sguardo acuto e profondo teso alla contemplazione dell’immensità della natura e alla potenza della luce.

E’ l’occhio di un europeo che incontra, sente, vede e registra la cultura americana dagli anni Settanta. Così come in quegli anni Giuseppe Panza di Biumo visita, percepisce e comprende lo spirito americano attraverso l’arte e dà inizio alla sua collezione: “Il mio interesse per questa arte nacque in seguito a un lungo viaggio in America nel 1954… In quel periodo non ero ancora un collezionista, ma sentivo che stava per nascere una nuova cultura, diversa da quella europea, spinta avanti da suggestioni, energie, situazioni nuove”.  A Villa Panza Wenders mette in mostra trentaquattro fotografie di cui alcune di grandi dimensioni: allestite secondo un percorso cronologico e tematico, le immagini dialogheranno con il contesto della Villa, negli spazi del piano terra e del primo piano e nelle Scuderie. Un fil rouge accompagnerà il visitatore lungo l’esposizione alla scoperta della personale lettura dell’America del regista tedesco.  Wim Wenders il nomade, l’europeo in viaggio, è dotato di una pratica Leica caricata con pellicola a scorrimento per esplorare i nuovi set da immortalare nei film, ma passa a una Makina-Plaubel con pellicola negativa Eastman per “guardare le cose (regarder)” e “conservarle (garder)”. Ne è un esempio Entire Family del 1983, una delle sue foto preferite, dove il negozio vuoto in blu e rosso di Las Vegas in  New Mexico esemplifica al meglio questa riflessione sulla “preservazione dalla scomparsa”. La cittadina non era adatta alle esigenze del film Paris, Texas perché troppo lontana dal sentiero principale, ma allo stesso tempo era necessario registrare quel sito, quelle insegne, quei nomi, tutte tracce di una umanità transitata altrove, con l’esigenza di sottrarre “le cose” all’azione incontrollabile del tempo. Così come per il Drive-in a Marfa, il supermarket Safeway a Corpus Christie in Texas, l’architettura avveniristica del palazzo di Houston, Entrance, e tanti altri scatti che esemplificano proprio questa urgenza. Il visitatore scoprirà lungo il percorso i soggetti selezionati dallo sguardo profondo e nitido di Wim Wenders, tra cui Cowboy Bar del 2001, mai esposta prima d’ora, e Western World Development, Near Four Corners del 1986, capace di coniugare il desiderio di vedere e quello di raccontare. Wenders infatti ripone grande valore nella funzione letteraria e narrativa dell’immagine come sede visiva di una o molteplici storie.

Il percorso espositivo si concluderà nella Scuderia della Villa allestita come una cappella con la spettacolare opera in cinque “atti” Ground Zero: una preghiera in immagini forte e commovente che conduce lo spettatore alla riflessione sulla violenza e sul dramma collettivo.

Sono molte le dinamiche che convergono nella costruzione dell’inquadratura di Wenders, non ultima il bisogno di focalizzare il “centro” perché tutto quello che è fuori dal perimetro dell’obiettivo andrà perso, come d’altronde la sua esigenza di puntare sempre a una resa dell’immagine perfetta.

In questo senso Wenders si definisce un artigiano che utilizza la luce: non è un caso infatti che nel suo ultimo film dedicato al fotografo Sebastião Salgado, Il sale della Terra (2014), il narratore fuori campo enunci ad apertura del documentario la definizione del termine foto – (dal greco φῶς, -φωτός, luce) e -grafia (dal greco γραϕία, disegno).

La mostra è a cura di Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza.



Devi essere registrato per inviare un commento Entra o registrati