Le mele di Sophie… Che tempi quelli!


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Quella ragazzina che ha fatto sognare un’intera generazione: Sophie Marceau.

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Impossibile dimenticarla, con quegli “occhioni” sinceri e quell’inconfutabile purezza, così come impossibile non ricordare con profonda nostalgia il contesto storico dell’intero periodo. Una Francia in pieno boom, una sovranità nazionale dei paesi occidentali mai messa in discussione, un momento del XX secolo che non avrà più eguali. E’ la storia di un padre in carriera, di una madre fumettista e di un’adolescente tredicenne alle prese con il primo amore – quello vero – degli anni ottanta. Telefoni con la cornetta, make up adolescenziale non ancora ammesso, uscite serali tabù e segreti con le amichette parte integrante della vita quotidiana.
Il dialogo con i genitori ponderato e remissivo; i primi jeans, i pantaloni a tubo e lo stile “minimal”, era la moda dell’epoca, ma soprattutto le feste erano a base di coca-cola e sguardi appassionati. Erano anni in cui le storie di quei ragazzi sembravano fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e quei primi incontri in penombra e sotto i “led improvvisati” pura magia. Il primo bacio: un brivido che correva lungo la schiena, per tutto il corpo, che lasciava un sapore nuovo, mai provato e la notte, anziché portare consiglio, donava lacrime di gioia.

Bastava una piccola cosa di lei o di lui per sognare ad occhi aperti. Una sciarpa, un foulard o una semplice carezza per stare svegli e sentire il suo profumo. Gli orari per i “party” rigidi e perentori: si iniziava alle 20:00 e si finiva alle 23:00. Lei – la piccola VIC di Parigi – ci ha donato degli attimi veramente unici, per emozioni, dolcezza e voglia di vivere. Solare, carina, semplice, disincantata e con un cuore così grande da far sognare 15 milioni di spettatori in tutta Europa, di cui 8 soltanto in Italia e 4 nella sua madre patria. 10 milioni le copie vendute per l’immortale melodia Reality di Richard Sanderson e un’infinità le rimesse in onda – da quel 1980 – sui canali televisivi di tutto il mondo. Ancora oggi quel “tempo” e il suo sequel è parte integrante dei nostri ricordi e – a distanza di 35 anni – indelebili i momenti che hanno reso quella “perla” di Claude Pinoteau una pietra miliare degli straordinari anni d’oro.

Non molto tempo dopo, la sensibile fanciulla – diventata ormai donna – con il Pierre Cosso ci regalava un altro episodio, ancora ricco di piacevoli momenti d’affetto. “Immenso” il padre con il suo strepitoso umorismo e il maldestro tentativo di proteggerla, così come estremamente amabile la paziente madre, sempre impegnata con il suo amato lavoro. Nonna Pupette è la ciliegina saporita che ha reso questo piccolo grande capolavoro un vero simbolo di un periodo del tardo novecento che diventerà leggenda. La giovane “creatura” – nella vita reale Sophie Marceau (ormai alla soglia dei cinquant’anni) – da quelle lontane scene che la ritraevano un frutto ancora acerbo ha percorso un’importante carriera cinematografica e una vita privata molto intesa. E anche se da grande è stata “paradossalmente” moglie dell’«ultimo immortale» Christopher Lambert – a noi – piace ancora ricordarla incantevole, avvolta da quegli attimi di splendore, con quelle cuffiette, con quello sguardo spaesato e con quella semplicità innata che l’ha resa – all’unanimità – l’icona per eccellenza dei nostri momenti più belli.

 

Mirko Crocoli

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