Il rispetto, un tesoro da riscoprire


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baule

Siamo andati troppo lontano dai valori che permettono la buona convivenza. Avere classe significa creare le condizioni per un buon vivere in società, nella propria famiglia, con i parenti (ahimè talvolta serpenti)e con il proprio partner. Oggi, gli atteggiamenti versano in uno stato spregevole,  il carosello degli orrori dove la prepotenza, la superbia, l’arroganza, la maleducazione e il cattivo gusto primeggiano rovinando ogni rapporto.  Eppure il rispetto prima che fosse relegato nei bauli degli archivi, era ciò che regolava i rapporti tra essere umani, era il perno su cui una società poteva costruire la libertà (quella vera), era l’atteggiamento che perdonava qualsiasi mancanza o errore, era quella marcia in più che portava pace in famiglia. Oggi le signore di qualsiasi età sono disposte ad andare a far visita a un malato in ospedale o a un funerale con scollature da capogiro o con un abbigliamento da movida, questo è solo un esempio che la racconta tutta sulla capacità di adeguarsi ai particolari momenti della vita, l’importante è apparire a scapito di qualsiasi cosa. Tutti si riempiono la bocca di parole di spessore come pace, umanità, solidarietà, carità, senza sapere che è necessario partire dalle piccole cose di tutti i giorni per creare le condizioni necessarie per vivere bene. La nostra vita è solo un piccolo giardinetto che insieme a tutti gli altri potrebbe formare un eden se si applicasse solo qualche piccola regola. Il rispetto è come il semaforo ad un incrocio con la differenza che frena la lingua e da il verde al cervello. A volte ci vuole poco, pochissimo, per creare le condizioni migliori. A volte basta salutare con un sorriso anziché girare la faccia dall’altra parte, basta imparare a rispettare i tempi prima di rispondere così da poter ascoltare fino in fondo, basta rendersi conto che dall’altra parte c’è un altro essere umano con i suoi pregi e suoi difetti che non sarai tu a poter cambiare con il carosello degli orrori.  All’interno delle famiglie accadono cose inaudite, incomprensibili come quella che ora vi racconto.  In prima persona ho vissuto la disperazione di una nonna che per poter vedere il proprio nipotino doveva prendere l’appuntamento mensile di un’ora. Ho raccolto le lacrime di questa anziana e squisita signora, intelligente, saggia e colta, mamma di un noto e brillante medico milanese,  che pur essendo malata di cancro prendeva la corriera dalla città in cui viveva per recarsi a Milano e se arrivava in anticipo era costretta ad attendere l’ora prefissata sulle panchine assolate e avvolte dallo smog di viale Certosa. La nuora era una bellissima donna, elegantissima e arrogantissima, che le cronometrava la visita al bimbo. Il nipotino era l’unica fonte di gioia della sua vita ma nemmeno questo poteva avere senza deglutire bocconi amari. Per amore del figlio accettava ogni compromesso, non avrebbe mai voluto essere motivo di litigi, immaginava che sottostando al volere della nuora,  la vita all’interno del nucleo famigliare si sarebbe svolta in serenità.  Intanto la malattia progredì e quando ormai la nonnina era in punto di morte il figlio lasciò la moglie di “gran classe” e fece in tempo a ringraziarla per il rispetto che ha sempre avuto nei confronti di chi amava. Troppo tardi, questa meravigliosa donna lasciò questo mondo prima che la vita potesse restituirle l’amore della sua famiglia. Ma il tempo ripaga ogni cosa. Il bimbo diventò un ragazzo ed ebbe la forza e la possibilità legale di chiedere di poter vivere con il padre, con determinazione chiese al giudice di vedere la madre un’ora al mese su appuntamento, secondo i propri impegni.  D’altra parte gli è stato insegnato questo dalla madre, l’affetto si può vivere a distanza e le persone possono essere ricattate nel più profondo dell’anima.

La libertà, la pace, la serenità, il buon vivere si possono ottenere solo se prima di ogni azione si applica il rispetto verso l’altrui persona, di chiunque si tratti, l’osservanza a una linea immaginaria da non superare mai. Questa è la prima regola per chi ha capito che la bellezza è decisamente surclassata dalla classe.



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