Al Museo Egizio va in scena “Museo in Musica con due flauti e arpa e trio di archi”


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Da Doninzetti a Mozart, passando per Massenet e Paganini, la musica classica entra nel Museo

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Torino – Il tema della ricezione della cultura egizia, e il suo viaggio attraverso arti ed epoche diverse continua. In occasione della mostra Il Nilo a Pompei, domenica 19 e 26 giugno alle ore 11:00, e sabato 2 luglio alle 16:00, al Museo Egizio va in scena “Museo in Musica con due flauti e arpa e trio di archi”.

Durante le tre giornate, le sale del Museo accoglieranno, infatti, piccole formazioni di musica da camera, offrendo ai visitatori l’opportunità di ascoltare brani ispirati all’antico Egitto.
I flauti, le arpe e gli archi dell’orchestra di Melos Filarmonica, orchestra nata nel 2010, costituita da insegnanti, allievi dei laboratori e giovani professionisti, accompagneranno i visitatori lungo il percorso museale, eseguendo brani di compositori del Settecento e dell’Ottocento.

L’Egitto entra nell’immaginario della musica occidentale timidamente, il soggetto egiziano arriva in Europa come un racconto, la fuga dall’Egitto di Mosè, la fuga in Egitto della Sacra Famiglia è materia cara ai grandi compositori classici, dagli oratori di G.F. Handel al Mosè di Egitto (1818) di G. Rossini.
Il Flauto Magico (1791) di W.A. Mozart rappresenta in questo contesto una novità, ma al tempo stesso una costruzione forte e ideologicamente impostata di un Egitto solare, magico frutto di mille speculazioni su quella terra misteriosa. Più l’Egitto è conosciuto, più la musica ne sviluppa il lato esotico e suadente: la Thais (1894) di Massenet si svolge nell’Egitto del piacere, della perdizione e della redenzione, di un’Alessandria babelica e di un deserto in cui i monaci anacoreti riscoprono il contatto con Dio, un mondo musicalmente non troppo diverso dalla Gaza del Samson et Dalila (1877) di C. Saint-Saens. Sarà G. Verdi, con la colossale operazione di Aida (1871), a cercare di restituire all’Occidente un Egitto “filologicamente” costruito. Sono visioni, molte e diverse declinazioni di un Oriente che la musica recepisce e restituisce ai suoi ascoltatori per capire e descrivere il mondo altrui, ma al tempo stesso il proprio.

Durante le tre giornate, i visitatori incontreranno, nelle sale del museo, piccoli concerti – inclusi nel prezzo del biglietto del Museo -, potendo così vivere dei veri e propri “momenti musicali” lasciandosi trasportare da note e melodie suonate, per l’occasione, da musicisti di fama internazionale come: Giuseppe Santoro direttore artistico dell’Associazione Melos Arte Musica, Edoardo De Angelis (violinista), Manuel Zigante (violoncellista), Alessandro Molinaro (flautista), Paola Dusio (flautista) e Maria Elena Bovio (arpista).