Rane Nere nel blu


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Profondi, lontani, apparentemente irraggiungibili; il blu intenso degli abissi oceanici e l’oscurità dei fondali dei laghi alpini hanno da sempre affascinato e al contempo inquietato l’uomo, che da tempi immemorabili cerca di avventurarsi oltre l’interfaccia terra-acqua per sprofondare in una sorta di universo parallelo, quello del mondo subacqueo. L’esplorazione delle acque del cosiddetto “Sesto Continente” ha raccolto numerosi appassionati anche in Trentino, un territorio che grazie alla notevole presenza di laghi di alta quota offre molteplici possibilità di immersione. Dall’8 aprile al 2 luglio 2017, al MUSE-Museo delle Scienze di Trento, la mostra “Rane Nere nel blu” racconta le figure degli uomini rana, palombari e subacquei di professione, sommozzatori sportivi e apneisti e ripercorre le pietre miliari dell’attività subacquea e dello sviluppo di tecnologie per l’immersione. Rievocando queste figure, che in vario modo, hanno partecipato all’evoluzione tecnica e culturale della subacquea, l’esposizione intreccia percorsi professionali e sportivi con la vita del club subacqueo Rane Nere. “Rane Nere nel blu” è organizzata nella ricorrenza del cinquantennale della fondazione del club subacqueo Rane Nere di Trento. L’inaugurazione si terrà sabato 8 aprile alle 17.30.

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“Rane nere nel blu” intreccia gli sviluppi dell’attività subacquea nell’era contemporanea con la storia del club trentino Rane Nere.

F23Il percorso inizia con una panoramica sull’evoluzione delle tecniche e degli strumenti necessari per le immersioni”, a partire dai primi del 1800, quando l’attività lavorativa subacquea è affidata ai palombari, muniti di uno scafandro che impone di respirare a pressione ambiente. Negli anni’ 50 del secolo scorso, lo sviluppo di attrezzature particolari come gli erogatori e la muta umida segna la svolta nella pratica della subacquea a scopo ricreativo. Fioriscono centri di immersione sportiva in tutto il mondo, per giungere oggi a circa 3-6 milioni di sub nel mondo.

Negli anni ’80 prende piede anche la subacquea di tipo tecnico, con attrezzature particolarmente sofisticate e che richiede una formazione specifica, i sub si avventurano a elevate profondità e in ambienti più impegnativi, come grotte, relitti e secche. Mute stagne, bombole ausiliarie per la decompressione sono strumenti indispensabili per il subacqueo tecnico.

In questa sezione, oltre all’attrezzatura del palombaro, trova spazio l’attrezzatura completa di moderni subacquei, sia ricreativi che tecnici. A corollario, una serie di video storici e attuali che narrano diverse tipologie di immersioni.

Tra le antiche attrezzature tutt’oggi indispensabili nelle immersioni, vengono esposti i sistemi di respirazione che funzionano attraverso circuiti sia chiusi che aperti, nei quali l’aria o la miscela espirata viene rilasciata in acqua con produzione di bolle. Pezzo di pregio, un respiratore d’assalto usato dalle marine militari del blocco occidentale negli anni successivi alla guerra fredda. Infine, tra gli strumenti che hanno fatto la storia dello sviluppo tecnologico in ambito subacqueo troviamo il decompressimetro, i computer da polso, profondimentri e bussole. E per tutti gli appassionati di fotografia è presente una serie di macchine e custodie fotosub.

 

La seconda sezione è invece dedicata alla storia e all’attuale organizzazione del club Subacqueo Rane Nere, raccontate mediante materiale fotografico e video. Dalle abilità sportive di alcuni soci si sono raggiunti risultati importanti e primati in ambito apneistico (Squadra di Apnea del Club). Al contempo, dalla passione per il mondo acquatico, e successivamente dall’intraprendenza di alcuni soci, si sono sviluppate diverse attività lavorative. Tra queste, vengono citate alcune realtà locali come l’esperienza dell’Azienda trentina Impresub Diving and Marine Contractor e del Nucleo Sommozzatori del Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Trento.

Una speciale sezione racconta invece l’importanza della subacquea per le simulazioni spaziali, testimoniata da immagini dell’addestramento subacqueo di Samantha Cristoforetti, brevettata dal Club nel 1995.



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