Il “Bullezzumme”, ovvero l’anima occulta di Genova


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michelecapozziGenova – Dall’oscurità dei caruggi emerge un insolito mago. Sa tutto di spettri, dèmoni e altri misteri di Genova. Si chiama Marco Pepè, in arte Alex, grande affabulatore di arcane leggende metropolitane, organizzatore di ghost-tour e documentatissimo autore di importanti saggi di esoterismo e occultismo. Pare abbia “resuscitato”, tra gli altri, molti storici spiriti di genovesi illustri, da Nicolò Paganini a Jacopo Ruffini.

Ma dal film-documento che Michele Capozzi ha avventurosamente girato nei meandri del ventre oscuro della Superba, ecco affiorare altre figure inusuali: come Piero Mura, meglio conosciuto come l’ Harry Potter genovese, fondatore e maestro di un’Accademia di Arti Magiche, la prima del genere in Italia. Non mancano autorevoli conoscitori e storici della città e dei suoi intrighi, come Aldo Padovano (Storia insolita di Genova). C’è poi tutta una folla di giramondo, curiosi negozianti, vagabondi, vu’ cumprà, artisti solitari. Tutti i rigurgiti del porto. Oltre a figure portatrici di esperienze e testimonianze di vita estreme, dalle gioviali prostitute da sempre amiche strette del regista a due singolari transessuali del Sud, come Ulla e Sarah Herman. Profili sempre resi nella loro piena dignità di persona, escludendo facili o morbosi folklorismi. Perché questo è lo stile che Capozzi ha sempre mantenuto, anche nelle sue esperienze esistenziali e artistiche più hard.

Il titolo della pellicola è singolare: “Bullezzumme”, e il vocabolo richiede qualche spiegazione. E’ una parola genovese, di origine forse francese, che sta a significare il caotico ribollire del mare, quell’oscura e profonda vitalità dell’acqua agitata e densa. E agitato e denso è il multietnico fermento underground di quello spazio unico al mondo che è il centro storico genovese, questa città nella città: che lo stesso Capozzi, esperto “esploratore urbano” da decenni, paragona volentieri a New York, dove pure ha lungamente vissuto, per mescolanza di etnie e spirito cosmopolita. Una Pedestrian City come Mahattan, ovvero zona da percorrere a piedi, con calma e curiosità. Dove le componenti etniche, linguistiche, religiose e perfino alimentari coesistono in caotica e acre armonia.

E’ in questo mondo che il regista si muove a suo agio, favorito dai magistrali chiaroscuri di Luca Donnini, direttore della fotografia, e dalle belle musiche di Riccardo Barbera. Come Harlem, come il Bronx, anche la Genova antica, in parte ristrutturata e rinfrescata, si direbbe oggi più aperta e vivibile. Ma questo non gli piace, perché “una città troppo ripulita perde la sua vera identità”. E cita in proposito il pensiero di Xavier Solomon, già direttore del Metropolitan Museum di New York, per cui città come Roma, Firenze o Venezia appartengono nell’immaginario turistico a mondi lontani, quasi convenzionali luna park: mentre soltanto Genova resta autentica e vera. Come ha confermato un’ entusisastica e recente inchiesta del New York Times, tutta dedicata all’ irripetibile vitalità del capoluogo ligure.

Ora Capozzi, dopo le fortunate esperienze di “pornologo” e regista hard a New York, dove ha lungamente vissuto a bordo di una “house-boat” suscitando tra l’altro l’interesse del New York Post, torna alle origini liguri, proponendo il suo Bullezzumme nella sede più naturale, che è appunto Genova. Ma sempre per vie underground, o in proiezioni private, comunque lontane dai comuni circuiti commerciali: perché l’ufficialità non gli si addice.

Gian Luca Caffarena



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