Profumo d’arancia


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I Grandi Giardini Italiani non finiscono mai di stupire. In questa stagione, prima che il gelo dell’inverno scenda ad addormentare il terreno, passeggiare nei nostri Giardini è un viaggio attraverso la storia, l’arte e la natura che coinvolge tutti e cinque i sensi dalla vista all’olfatto, passando per l’udito e il tatto senza tralasciare il gusto. Sì anche il gusto, perché i nostri Giardini sono un’esplosione di profumi e sapori. Profumo d’arancia si respira in terra siciliana al “Giardino del Biviere” (Lentini, SR), al “Giardino di San Giuliano” (Villasmundo Melilli, SR) e al “Giardino di Villa Trinità” (Mascalcia, CT).

La Sicilia ha una lunga e radicata tradizione di agrumeti. Le prime arance dolci arrivarono nel ‘500, quando gli esploratori genovesi e portoghesi le importarono dalla Cina. In seguito, nel corso del VII secolo, gli arabi introdussero il melangolo o arancio amaro (o melangolo). Per quasi tre secoli, fino al XVI secolo, furono coltivate soltanto arance bionde, soprattutto a scopo ornamentale e religioso: proprio per questo motivo molti agrumeti in Sicilia sono ancora oggi chiamati “giardini”. Con l’avvio della lavorazione industriale, la sua coltivazione si diffuse rapidamente, rendendo la Sicilia, la culla di un prodotto di eccezionale qualità.

Ancora oggi gli agrumeti adornano il paesaggio della parte orientale dell’isola e le zone Sud-Ovest dell’Etna tra le province di Catania, Enna e Siracusa. Qui troviamo diverse aziende agricole importanti come l’Azienda Agricola “Il Biviere” che si estende su un fertile terreno che per millenni ha trattenuto le acque dell’omonimo lago leggendario. Nei suoi 110 ettari di terreno si coltivano arance rosse e bionde, limoni, clementine, oltre a pompelmi rosa, pesche tabacchiera e albicocche. Il parco, nato per volontà dei Principi Scipione e Maria Carla Borghese nel 1967, è ricco di specie botaniche mediterranee tra cui spiccano le yuccae, diversi tipi di palme, un raro esemplare di Xanthorrea Arborea ed uno di Encefaloartus Horridus, pianta creduta fossile e ritrovata poi viva in Tanzania. Presenti anche molti esemplari di piante tropicali, circondate da curatissimi prati o diverse specie di betulle del Marocco, falso pepe, pini, cipressi, rose a cespuglio e oleandri. Sul retro della casa principale è collocata la cappella dedicata a Sant’Andrea, protettore dei pescatori. Oggi il lago ospita delle notevoli varietà di pesci e di uccelli: la LIPU ha censito circa 25.000 volatili, appartenenti a 150 specie diverse (15 delle quali nidificanti).

A metà strada tra Catania e Siracusa, a Villasmundo, i sessanta ettari della proprietà dei marchesi di San Giuliano sono anch’essi coltivati ad agrumeto. I primi aranci furono piantati nell’ottocento, e oggi come allora sono coltivati con metodi biologici. Nel piccolo laboratorio di casa si preparano, secondo antiche ricette di famiglia, marmellate e biscotti usando solo frutta fresca e ingredienti selezionati. Dal 1974 l’attuale proprietario decise di destinare quattro ettari della proprietà a Giardino e iniziò a piantare alberi e arbusti ornamentali. Per immergersi in questo eden segreto è possibile prenotare una visita guidata arricchita da una degustazione di prodotti da forno, o scegliendo tra la formula dell’aperitivo, del lunch o del brunch.

Risalendo a nord verso Catania, a Mascalucia, sulle pendici dell’Etna sorge il “Giardino di Villa Trinità”, in un luogo dalle interessanti stratificazioni, dove i resti di una civiltà ellenistica e poi imperiale romana, affiorano dal terreno diventando colore e materia in giardino. Qui troverete un esempio delle antiche saie, un arcaico impianto di irrigazione costituito da canali fuori terra che permettono, oggi come allora, la distribuzione delle acque irrigue mediante caratteristiche chiuse. L’agrumeto, presenza importante di questo giardino, ne beneficia ancora. Il “Giardino di Villa Trinità”, nato su progetto dell’architetto paesaggista Salvatore Bonajuto, vi resterà nel cuore per i suoi profumi e per il meraviglioso spettacolo che dà di sé la Jacaranda in fiore in giugno.

Fonte: Grandi Giardini Italiani



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