Monteriggioni prima del Castello. Una comunità etrusca in Valdelsa


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Italia, Monteriggioni (Siena). E’ una Monteriggioni diversa dall’immaginario collettivo legato alla citazione di Dante Alighieri, al Medioevo e alla Via Francigena ma altrettanto ricca di fascino e storia, quella al centro del percorso espositivo “Monteriggioni prima del Castello. Una comunità etrusca in Valdelsa”.

L’esposizione è allestita fino al 23 aprile 2019 nel Complesso monumentale di Abbadia Isola, ai piedi del Castello lungo la Via Francigena, e accoglie i visitatori con un viaggio lungo circa mille anni, dall’età del Ferro (IX secolo a.C.) al tardo ellenismo (II-I secolo a.C.), ripercorrendo, per la prima volta, la storia più antica di Monteriggioni e il periodo in cui l’area era costellata di abitati e necropoli, oltre che luogo di transito cruciale tra la città di Volterra e il Chianti senese, tra la valle dell’Arno e quella dell’Ombrone. Ad accompagnare la riscoperta della vita dell’epoca sono anche approfondimenti dedicati alla cultura, alla scrittura e al rituale funerario e delle sepolture, confermando l’architettura funeraria come vero e proprio riflesso della società etrusca.

Il percorso è articolato in quattro sezioni e riunisce una selezione di oltre 250 reperti provenienti dai musei archeologici di Colle di Val d’Elsa, Firenze e Volterra affiancati da installazioni multimediali, ricostruzioni in 3D di reperti ceduti agli inizi del Novecento alla Antikensammlung di Berlino e pezzi alla loro prima esposizione pubblica. A giocare il ruolo di protagonista principale è la tomba della famiglia aristocratica dei Calisna Sepu, tornata “a casa” dopo essere stata rinvenuta intatta nel 1893 vicino Monteriggioni con il suo ricco corredo funerario, al centro, poi, di mercati collezionisti e antiquari che hanno portato in altri musei italiani e stranieri vasi di ceramica, vasellame e specchi in bronzo, strumenti in osso, armi, monete, oreficerie e altri reperti significativi per comprendere la vita dell’epoca.

La storia più antica di Monteriggioni iniziò a svelarsi con gli scavi del conte Giulio Vagnoli Terrosi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e le ricerche si intensificarono dopo gli studi effettuati negli anni Trenta dall’archeologo senese Ranuccio Bianchi Bandinelli, che portarono la necropoli del Casone e la Tomba dei Calisna Sepu a far parte dei contesti più conosciuti e citati nella letteratura archeologica. Dopo molti anni di sospensione, le ricerche più recenti a Monteriggioni hanno riportato alla luce la tomba ipogea nel podere Milanese, che ha restituito un ricco corredo risalente al VI secolo a.C., con vasi di bucchero, ceramica dal caratteristico colore nero prodotta in Etruria, vasi di ceramica etrusco-corinzia, tra cui una serie di aryballoi, vasi da unguenti profumati, finemente decorati, fuseruole, ovvero strumenti per la filatura, una dell’attività predilette e identificative del ruolo della donna etrusca, oggetti in bronzo, tra cui alcune fibule, una sorta di spille utilizzate per fermare le vesti e altri reperti che forniscono un quadro completo degli usi e dei costumi locali del periodo.

 

Il percorso espositivo “Monteriggioni prima del Castello. Una comunità etrusca in Valdelsa” rappresenta il punto di partenza per una nuova stagione di ricerche ed è il primo atto di un programma di valorizzazione del patrimonio culturale del Comune di Monteriggioni basato su un protocollo d’intesa sottoscritto con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo (SABAP-SI). Il progetto continuerà con altre iniziative sostenute da partner quali l’Università degli Studi di Siena, il Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli” di Colle di Val d’Elsa, il Polo Museale della Toscana e l’Antikensammlung di Berlino.



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