Per Genova anche un ponte culturale


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Ormai ogni città americana con più di 500 mila abitanti ne ha uno: è il culture manager, figura di importazione, che fa da ponte tra istituzioni e cittadinanza per tutto ciò che riguarda le manifestazioni e i problemi dell’arte e della cultura. Non scavalca, ma affianca l’assessore. A Genova, città che di ponti ad oggi ne ha più che mai bisogno, da pochi giorni il ruolo è affidato a Maurizio Gregorini: genovese, classe 1959, figura eclettica e un po’ inquieta di scrittore, cineasta, poeta, regista televisivo, produttore, fotografo, collezionista di libri rari e altro ancora. Quante cose. Dispersivo? “Diciamo polivalente” replica lui, spiegando di aver sviluppato fin da giovane il suo impegno di organizzatore grazie a installazioni e sistemi logistici anche complessi: come locali, discoteche e in genere spazi pubblici per l’accoglienza e lo spettacolo. Oggi, fresco di investitura, inquadra subito il suo campo d’azione: “La città ha un patrimonio artistico inestimabile da valorizzare”.E sul piano operativo individua già tre ambiti: turismo, comunicazione digitale, portualità. Mostra idee chiare, e parla come chi deve muoversi con urgenza: “Abbiamo anche allo studio un grande progetto artistico da dedicare al ponte crollato”.

Eclettico, come si vede, e molto autonomo rispetto alla politica dei partiti: “Destra? Sinistra? Diciamo cultura. Punto.” Finalmente: forse cominciamo bene.

Come cineasta e regista televisivo, Gragorini si forma in un universo di spot, videoclip, spezzoni pubblicitari di pellicole – o trailers: anni fa si diceva “prossimamente su questo schermo”: erano i tempi, tra l’altro, della mitica Settimana Incom. Esplora e sperimenta tutto un mondo antico o più recente di teleromanzi e soap opere. Collabora alla redazione del TG4 di Emilio Fede. Gira e produce un suo lungometraggio d’autore, un’opera sperimentale che intitola “Finzione”. Interrompe il corso universitario di giurisprudenza per frequentare un master di cinematografia a Roma e fondare in seguito la SDAC di Villa Bombrini a Genova: scuola d’arte cinematografica che raccoglie negli anni circa ottocento allievi. Dove si insegna sceneggiatura, regia, tecnica di ripresa, montaggio, insomma tutto ciò che riguarda la confezione completa di una pellicola.

Ma le esperienze di regista televisivo più formative e stimolanti, nell’arco degli anni attorno al 2000, si chiamano “Target” e la sua continuazione, “Ciro figlio di Target” su Italia 1, la più innovativa delle reti Mediaset. Il primo sostanzialmente un rotocalco TV di taglio molto originale, in un linguaggio di quasi rottura: “ricerca ironica sul mondo catodico”, dice lui. C’è tra l’altro una vera Moana Pozzi-donna (nuda) delle pulizie che, munita di stracci e ramazza, spolvera e per l’appunto scopa letteralmente i pavimenti. Che altro? “Satira raffinata dei moduli della comunicazione televisiva e telematica. Decisiva la presenza del geniale gruppo cabarettistico dei Cavalli Marci.” Autore Gregorio Paolini, conduttrice Gaia de Laurentiis e poi Natasha Stephanenko.

Gregorini scrive molto. Ha nel cassetto un romanzo di cui anticipa solo trattarsi della storia molto torbida di un terrorista di destra. Ha pubblicato “La Dea del Male” (Edizioni il Seme Bianco), noir psicologico e storia non meno torbida di un personaggio umiliato, ispirato a un serial killer vero (“un’ anima violentata dall’esistenza”) che trova la sua rivalsa nella violenza più truce. Non mancano raccolte di versi, come “Zucchero e Veleno” (2003, edizioni Libero di Scrivere), dove si toccano accenti da poeta maledetto:”Martoriate canzoni/ritrovate nei cessi/di fetenti stazioni-Sgangherati tatuaggi/rovesciati nel ventre/di assassini selvaggi”.

Poi c’è “Brazilians”, antologia fotografica di facce in bianco e nero dell’America Latina – Rio, San Paolo, San Salvador – ritratte con la moglie Sabrina Losso, fotografa a sua volta. Nient’altro? “Sono antiquario di libri. Colleziono e commercio vecchi volumi relativi a tutto ciò che amo: pittura,scultura,architettura, in un percorso che va dalla cultura ai preziosi oggetti che la racchiudono. La libreria è on line”. Quante cose, Gregorini. Francamente: troverà il tempo di occuparsi di Genova? Si fa molto serio: “Genova oggi è il mio impegno esclusivo. Tutto un patrimonio da rivalutare e aggiornare, a cominciare dalla segnaletica dei musei”. Strategia di fondo? “Inserire la città nel grande circuito della cultura auropea. Per il momento, poco più di un sogno”.

Gian Luca Caffarena



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