A Novara si celebra il miracolo delle rose di San Gaudenzio


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Il 22 gennaio di ogni anno, Novara celebra San Gaudenzio, patrono della città, primo vescovo e fondatore della Diocesi novarese. In quel giorno nell’omonima Basilica a lui intitolata, viene rievocato il “miracolo dei fiori”. L’agiografia alto medievale racconta che Gaudenzio fece fiorire le rose sotto la neve in occasione di un’improvvisa visita a Novara da parte dell’amico Ambrogio, vescovo di Milano.

Nella storia più recente è ormai tradizione ricordare il miracolo attraverso la Cerimonia delle rose.  Il 22 gennaio di ogni anno, l’enorme lampadario viene calato e avviene la sostituzione dei fiori in ferro con altri portati in processione dal corteo, per poi essere benedette dal vescovo di Novara, prima della messa solenne in onore di San Gaudenzio.

Quest’anno, Domenica 20 e martedì 22 gennaio, in occasione dei festeggiamenti di San Gaudenzio, i novaresi e i visitatori potranno partecipare a visite guidate gratuite alla Cupola della Basilica di San Gaudenzio, con turni di salita alle 14, alle 15 e alle 16. Prenotazione obbligatoria da mercoledì 16 gennaio presso l’Agenzia turistica locale della Provincia di Novara (0321.394059).

 

La Basilica e la Cupola

L’ingresso della basilica, di monumentali proporzioni, è chiuso da una porta in noce lavorato, con rosoni e teste di ferro fuso, opera di Alessandro Antonelli.

La chiesa si presenta con pianta a croce latina a un’unica navata, affiancata da sei cappelle laterali collegate tra loro, con un ampio transetto e un profondo presbiterio.

Sospeso al centro della navata si trova un enorme lampadario con fiori in ferro battuto a ricordo dell’incontro tra Gaudenzio, vescovo di Novara e Ambrogio, vescovo di Milano, nonché della secolare offerta di cera da parte di 59 comuni del circondario e di 12 case patrizie della Basilica Civica.

l campanile, alto circa 75 metri è opera di Benedetto Alfieri, zio del famoso drammaturgo, e fu costruito tra il 1753 e il 1786. Si trova isolato dalla chiesa, alla sinistra dell’abside, ed è realizzato in conci di cotto e granito di Baveno. Gli angeli in bronzo posti sulla cima sono opera del novarese Giovan Battista Agazzini.

L’elemento architettonico più significativo della basilica è la sua maestosa cupola, alta 121 metri, progettata dall’architetto-ingegnere Alessandro Antonelli, assurta a simbolo della città e segno distintivo del suo panorama.

Dopo oltre 50 anni dall’ultimazione del campanile, grazie al denaro ricavato dalla tassa sulla carne (sesino), la Fabbrica Lapidea decise che i tempi erano maturi per il completamento della basilica e affidò all’Antonelli l’incaricò di realizzare la cupola. Il primo progetto venne presentato nel 1841 mentre i lavori iniziarono nel 1844; i primi due anni furono spesi per rifare il tamburo e gli archi di sostegno, essendo quelli vecchi inadatti a sostenere il peso dell’opera. Subito dopo il cantiere si interruppe. Negli anni successivi furono combattute le guerre d’indipendenza contro l’Austria e il comune ridusse drasticamente i fondi destinati alla fabbrica Lapidea.

Nel 1855 l’Antonelli presentò un secondo progetto modificato con il quale portava l’altezza da 65 a 75 metri. Nel 1858 la situazione economica era migliorata e i lavori poterono riprendere ma l’architetto, invece di impostare la base per la chiusura della cupola, fece erigere una seconda corona di pilastri alti 5 metri, recuperando così la fruibilità visiva del monumento. A quel punto mancava solo la guglia, ma i dissidi tra la fabbrica e l’architetto bloccarono nuovamente i lavori per un decennio, durante i quali egli si dedicò alla costruzione della Mole Antonelliana di Torino.

Nel frattempo la cupola suscitava l’ammirazione dei visitatori e lentamente si fece strada l’idea che si sarebbe dovuta completare finché il suo progettista, ormai anziano, era in vita e che perciò fosse necessario lasciargli carta bianca. I lavori ripresero: tra il 1873 e il 1874 l’Antonelli si dedicò alla decorazione floreale a stucco della cupola interna e soltanto nell’estate del 1876 mise finalmente mano al cupolino che fu completato nel 1878. Il 16 maggio dello stesso anno fu issata sulla cima la statua del Cristo Salvatore (e non di San Gaudenzio come si potrebbe ritenere), opera di Pietro Zucchi.

La statua è in bronzo ricoperto di lamine d’oro, alta quasi 5 metri. Attualmente in cima alla cupola si trova una moderna copia in vetroresina, mentre l’originale è collocata all’interno della basilica, nel transetto sinistro. Contando anche la statua l’altezza totale dell’edificio raggiunge i 126 metri con un peso complessivo di oltre 5.500 tonnellate.

Negli anni successivi la chiesa cominciò a dare segni di un cedimento strutturale, peraltro già ravvisabile durante le prime fasi della costruzione. A partire dal 1881 l’Antonelli si dedicò quindi al consolidamento dei quattro piloni portanti alla base della cupola e all’ampliamento delle fondazioni. I lavori ebbero termine agli inizi del 1887, giusto per l’occasione della festa del santo patrono (22 gennaio).

Nel corso degli anni si è spesso temuto un eventuale crollo della cupola e un grande allarme nel 1937 provocò la chiusura del monumento per quasi 10 anni. In questo periodo furono eseguite delle opere di consolidamento in cemento armato ad opera dell’architetto Arturo Danusso; solo di recente si è compreso che tali interventi non erano in effetti necessari. La genialità di Alessandro Antonelli fu quella di aver progettato il suo edificio scomponendolo in una serie di tanti cerchi concentrici che si innalzano verso il cielo, sempre più piccoli, scaricando man mano il peso sulla struttura portante. In caso di cedimento strutturale la cupola collasserebbe su sé stessa e non sugli edifici circostanti.
Per la costruzione l’Antonelli decise di utilizzare solo materiali della zona, per legarla più intimamente al suo luogo di appartenenza; la struttura è infatti interamente in mattoni e calce, senza impiego di ferro, e pertanto rappresenta uno degli edifici in muratura più alti del mondo.

 



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