I Castelli di Sicilia fanno invidia alla valle della Loira


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Collesano, Carini, Caccamo, Mussomeli, Taormina, Monreale, Marineo, Burgio, Cammarata, Alcamo, Salemi e Vicari sono i dodici Comuni che hanno aderito fino ad ora all’iniziativa promossa da Mario Cicero,  Sindaco di Castelbuono, per valorizzare e promuovere gli antichi castelli di Sicilia. Altro che Valle della Loira! Nascerà un percorso inedito costellato da Meraviglie con panorami mozzafiato, dove arte, natura e storia diventano magia pura, regalando ai visitatori emozioni che solo la terra di Sicilia con quella cornice di profumi e colori, ombre e misteri, può offrire.

In Sicilia sono più di duecento gli edifici risalenti alle più svariate epoche,  sopravvissuti al tempo e agli eventi, ognuno con il proprio glorioso o inquietante passato che trasuda da ogni pietra.  In questa sede non potremo raccontare tanta meraviglia ma cogliamo l’occasione di questa auspicabile sinergia tra Comuni per accompagnarvi in un primo percorso.

A Castelbuono, Comune della provincia di Palermo, ai piedi delle Madonie,  sorge il suo Castello costruito nel 1316 per volere del conte Francesco I di Ventimiglia. Tra sotterranei, segrete e una galleria interna oggi è sede del Museo Civico che ospita le sezioni di archeologia, arte sacra e pinacoteca. Nel passato più recente si prestò ad essere il set del famoso film “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore

Il Castello a pianta quadrangolare ha subito numerosi rifacimenti che rendono difficile la ricostruzione del suo originario aspetto ma considerando le caratteristiche possiamo leggere i vari periodi che influenzarono l’architettura siciliana. Il volume a cubo richiama lo stile arabo; le torri angolari quadrate riecheggiano quello normanno; la torre rotonda si rifà invece alle costruzioni militari sveve. Nel terremoto degli inizi del XIX secolo scomparvero i merli, della forma ghibellina, a coda di rondine, le  mura di cinta, torri ed archi sono stati distrutti.  Di contro, incredibilmente alcune strutture difensive del XIII secolo e alcuni ambienti del XIV secolo sono invece rimasti intatti.

L’edificio si sviluppa su tre piani:  il primo dedicato alla servitù, al secondo vivevano i nobili e il terzo accoglieva la corte e gli ospiti.

All’interno le ricche sale hanno i soffitti a cassettoni scolpiti e decorati,  finestre e portali di stile gotico. Al XV secolo risalgono inoltre le prime ristrutturazioni, in conseguenza del trasferimento al castello della reliquia di Sant’Anna, poi proclamata patrona della città.

Un gioiello dell’arte barocca è la cappella che nel 1683,  Francesco Rodrigo Ventimiglia  fece spostare nel piano più alto dell’imponente Castello e ingaggiò i fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta per decorarla.

 

Sempre in provincia di Palermo si trova Vicari e il suo castello che sorge su una rocca a 700 mt di altezza . Sembra che la costruzione del castello risalga nel periodo romano e al 1390 la sua ristrutturazione per volere di Manfredi di Chiaramonte.   Nel 1278  il castello di Vicari venne annoverato tra le fortezze regie di Sicilia.  Gli episodi più importanti risalgono ai tempi della battaglia dei Vespri , quando nel 1282 vi si rifugiò il ministro di Carlo D’Angiò, Giovanni di S. Remigio. In origine, nel periodo paleocristiano o al più tardi in epoca bizantina , pare che il castello avesse avuto un vestibolo all’ingresso, successivamente trasformato nella chiesa di S.Maria del Boikos , ed era cinto ad occidente da mura merlate, i resti esistenti ne comprovano l’esistenza. Al suo interno la presenza di due torri, una detta del Mulino che presenta sui quattro lati finestre ogivali e un’altra aperta verso l’interno del castello contenente la famosa Porta Fausa o Bummara, nomi che attestano l’antica presenza musulmana nel territorio.

 

Il Castello di Salemi è ubicato alla sommità della collina su cui sorge il borgo omonimo,  nel cuore della Valle del Belice, in provincia di Trapani.  Il castello venne fatto costruire  per volontà di Ruggero il normanno intorno al 1077, su preesistenti fortificazioni greco-romano-arabe e poi rimaneggiato da Federico II di Svevia nel XIII secolo.  Nel 1789 fu adibito a carcere, e il 14 maggio 1860 sulla torre tonda in questo castello, Garibaldi issò la bandiera tricolore, proclamando Salemi “capitale d’Italia”.  Nel 1968 il terribile terremoto lo danneggiò e fu chiuso per 35 anni per apportare i necessari risanamenti. i lavoro si conclusero definitivamente nel 2010 e ad oggi è fruibile dal pubblico.

 

Il castello di   Alcamo di epoca medievale è situato nel centro della omonima città, in provincia di Trapani, in Sicilia. La costruzione del castello iniziò dalla famiglia Peralta intorno al 1340 da Raimondo Peralta conte di Caltabellotta, e fu terminata nel 1350, sotto i feudatari Enrico e Federico Chiaramonte, venne utilizzato come dimora e struttura difensiva fino al XVI secolo.

 

Il Castello normanno di Cammarata risale al 1141,  in una posizione elevata e strategica del paese della provincia di Agrigento. Successivamente, tra il 1384 e il 1398, per merito di Bartolomeo d’Aragona, venne fatto un intervento di restauro e vennero aggiunti alcuni bastioni.  Nei secoli successivi si videro un carosello di proprietari, amministratori, reggenti, che diedero vita attiva al castello e al territorio di Cammarata. Benché intorno agli anni ’80 del secolo scorso sia stato fatta un’opera di consolidamento, attualmente rimangono pochi resti e parti inglobate in strutture create successivamente e di tipologia ampiamente diversa.

 

Burgio è un Comune della provincia di Agrigento in Sicilia, il suo  nome deriva dall’arabo burg, torre o casa di pietra.  Su un’altura sopra il paese sorge il Castello Peralta di Burgio, edificato sulla roccia dura e circondato da due torrenti (Garella e Tina) che un tempo fungevano da fossato per delimitare il Castello e renderlo inespugnabile.  Pare che risalga al XII secolo, la costruzione si attribuisce a una colonia saracena poi divenuta proprietà dai Peralta, successivamente  divenne di proprietà dei De Cardona, dopodiché per un lasso di tempo di circa tre secoli, furono signori della baronia di Burgio: Alfonso, Diana e Caterina de Cardona Salluccio, Alfonso e Tommaso Gioeni Tagliavia, Lorenzo Gioeni Bologna, Isabella Gioeni Aversa e Filippo Colonna D’Este. Quest’ultimo tenne la baronia sino al 1812, quando decadde in Sicilia il feudalesimo per volontà del Parlamento. Lasciamo a voi l’emozione di intuire dove la storia si intreccia con la leggenda, trasportati nel corso dei secoli da eventi di ogni genere. Nel 1981 è stato realizzato un restauro a cura della Soprintendenza di Agrigento e attualmente il castello è di proprietà del Comune che lo utilizza come spazio espositivo

 

Marineo e il suo castello sorgono su un’altura di roccia calcarea che si protende trasversalmente nella valle dell’Euterio fin quasi ad ostruirla e determinandovi una gola scoscesa. A strapiombo sulla valle si erge il castello. Con certezza si sa che la prima e più importante costruzione avvenne subito dopo l’epilogo vittorioso che Carlo D’Angio sostenne contro la casa Sveva per la conquista della Sicilia e dell’Italia Meridionale. Al tramonto della potenza Angioina, scacciata dalla Sicilia in seguito al moto popolare dei Vespri, segue il dominio della casa D’Aragona, un periodo buio caratterizzato dall’anarchia baronale e dalla lotta fratricida. Il Castello Angioino deve aver partecipato attivamente a questa lotta tra famiglie nobili contro il potere centrale, fino a riportarne danni tali che il nucleo abitato venne cancellato.
Nel XVI secolo l’imperatore Carlo V consegnò il feudo a Francesco Beccatelli Bologni, questore dell’isola e signore di Cefalà e Capaci, il quale nel 1553 dava origine all’attuale Marineo costruendo cento dimore, seguite presto da altre duecento ,fatte costruire dal figlio Gilberto, che nello stesso tempo provvedeva alla ricostruzione del castello, trasformandolo in un palazzotto di campagna circondato non da possenti mura difensive, ma da capaci granai e da un muro coperto di feritoie sulla rampa di accesso al piano nobile, forma di difesa, non da agguerriti eserciti ma da briganti di strada. Le superfici dei suoi prospetti alterati e scarificati, la purezza e la semplicità delle linee, concorrono a creare intorno a questo castello un’atmosfera che conquista gli animi. Le mura che si fondono e sfumano con le sottostanti ripide pareti del burrone soddisfano pienamente la visione ancestrale di un castello possente.

 

to be continued…



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