Cultura e fede: dal rogo di Giordano Bruno a quello di Notre Dame


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Durante l’incendio di Notre Dame, quando le fiamme alte lambivano le torri minacciando la stessa struttura portante della cattedrale, l’emozione ha coinvolto indistintamente il mondo e la Francia: credenti e non credenti, agnostici e fedeli, dimostrando che persino un monumento religioso, per pregnanza artistica e memoria storica, può farsi simbolo universale di identità culturale laica e civile.

La Francia, malgrado 47 milioni di cattolici battezzati (77% della popolazione), è tra i Paesi meno clericali al mondo: nelle scuole non c’è un insegnamento religioso, e – tranne che nei luoghi di culto – è vietata ogni esibizione di simboli sacri. L’unico matrimonio ammesso è quello civile, mentre per nessuna chiesa è previsto un finanziamento.

Eppure la trepidazione alimentata dalle immagini della basilica in fiamme è stata generale – esclusa, come prevedibile, qualche estrema manifestazione di fanatismo. Un’immedesimazione intensa e totale, proprio quando da più parti si dubitava che un’Europa moderna e tecnologica, forse anche arida e senza valori, potesse ritrovare un’anima e un’identità proprie.

Tutto questo sembra evocare e superare tante controversie sulle radici cristiane del continente. Il filosofo Umberto Galimberti, agnostico, riconosce che “se l’Occidente ha una storia dell’arte lo deve alla Chiesa”. Benedetto Croce ricorda che “il Cristianesimo è stata la più grande rivoluzione dell’umanità”, quella che ha impregnato di sé tutte le altre filosofie. Lo stesso Indro Montanelli diceva di sé: “Non sono credente e tantomeno praticante, ma sono cattolico”. E gli onori funebri per l’ateo Mitterrand vennero celebrati proprio in Notre Dame, tra rose rosse molto socialiste: “Liberté, égalité, fraternité”, appunto. La stessa struttura stratificata del tempio, dove si sovrappongono nei secoli lo stile romanico, il gotico e il rinascimentale, sembra trascendere la componente temporale, nel suo slancio verticale al cielo di linee e nervature.

Tra le religioni monoteiste, il Cristianesimo è l’unica “corporea”, dove Dio si sia fatto carne. Corpo, immagine tangibile. Arte, bellezza. Dopo lo scisma luterano – dal rinascimento alla Controriforma, fino all’età barocca – l’arte sacra si umanizza, esaltando la corporeità più carnale. Si pensi alle forme morbide dei San Sebastiano, al seno della Vergine che allatta, alla convulsa estasi che trafigge la Santa Teresa del Bernini. La nostra stessa unità nazionale, malgrado le resistenze del potere temporale, deve molto al forte momento unificante della religione. Se l’Inquisizione perseguitò Galileo, oggi la fisica quantistica avvicina il concetto di anima a quello di scienza. Dal rogo di Giordano Bruno a quello di Notre Dame qualcosa è successo, se oggi nulla impedisce all’uomo più ateo di riconoscere nello stesso Crocefisso un simbolo laico di amore.

Gian Luca Caffarena



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