Tensioni in Medio Oriente e rincari energetici
La guerra in Iran sta provocando ripercussioni immediate sui mercati energetici internazionali, con effetti che iniziano a farsi sentire anche in Italia. Il blocco dello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi marittimi per petrolio e gas, ha alimentato l’instabilità dei prezzi, spingendo al rialzo benzina, diesel e gas.
Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che, se necessario, la Marina americana potrebbe scortare le petroliere nella zona per garantire la sicurezza delle rotte commerciali. Il rischio di interruzioni nelle forniture energetiche resta al centro dell’attenzione dei mercati e dei governi europei.
Prezzi dei carburanti in aumento alla pompa
Secondo i dati elaborati da Staffetta Quotidiana sulla base delle rilevazioni dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i rincari dei prodotti petroliferi si stanno progressivamente riflettendo sui distributori italiani.
Martedì il Brent ha chiuso sopra gli 80 dollari al barile, mentre il prezzo internazionale del gasolio ha superato i 1.000 dollari a tonnellata, livelli che in euro non si registravano dall’ottobre 2023.
Prezzi medi dei carburanti in Italia
Le rilevazioni su circa 20 mila distributori indicano i seguenti prezzi medi:
- Benzina self service: 1,693 €/litro (+0,019)
- Diesel self service: 1,753 €/litro (+0,025)
- Benzina servito: 1,830 €/litro (+0,017)
- Diesel servito: 1,888 €/litro (+0,023)
- Gpl servito: 0,691 €/litro
- Metano servito: 1,404 €/kg
- Gnl: 1,227 €/kg
Sulle autostrade i prezzi risultano più elevati:
- Benzina self service: 1,787 €/litro (2,047 €/litro servito)
- Diesel self service: 1,845 €/litro (2,102 €/litro servito)
- Gpl: 0,829 €/litro
- Metano: 1,462 €/kg
- Gnl: 1,296 €/kg
Per gli automobilisti italiani, già alle prese con un costo della mobilità tra i più alti in Europa occidentale, l’aumento dei carburanti rappresenta un ulteriore elemento di pressione sul bilancio familiare.
Gas e petrolio: mercati internazionali sotto tensione
Oltre ai carburanti, anche il gas naturale ha registrato forti oscillazioni. Il contratto TTF di Amsterdam, punto di riferimento per il mercato europeo del gas, ha segnato un balzo del 22%, raggiungendo 54,3 euro per megawattora.
Se si considera anche il rialzo del giorno precedente, l’aumento complessivo supera il 53%. Tuttavia i prezzi restano ancora lontani dal picco di oltre 320 euro/MWh raggiunto nell’agosto 2022, durante la crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina.
Il ruolo del Qatar e del Gnl
A contribuire alla volatilità dei prezzi è stata anche la chiusura in Qatar del più grande impianto di gas naturale liquefatto (Gnl) al mondo.
Sul fronte petrolifero, sia il Wti scambiato a New York sia il Brent quotato a Londra hanno registrato aumenti fino all’8%, ridimensionati successivamente intorno al 5%. Il Brent ha superato gli 82 dollari al barile, dopo aver toccato i 85 dollari, massimo dall’estate 2024.
Governo italiano: “Nessun rischio immediato per le scorte”
A Roma il governo segue con attenzione l’evoluzione della crisi. Secondo fonti dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, al momento non emergono criticità immediate per la sicurezza energetica del Paese.
Le riunioni di governo hanno coinvolto, tra gli altri, i ministri Antonio Tajani, Guido Crosetto e Gilberto Pichetto Fratin, oltre ai vertici delle principali aziende energetiche nazionali, come Eni e Snam.
Stoccaggi elevati e dipendenza limitata dal Qatar
Le riserve di gas italiane risultano infatti consistenti: a novembre gli stoccaggi avevano raggiunto circa il 95% della capacità, secondo i dati di Snam.
Inoltre il Gnl proveniente dal Qatar rappresenta circa un terzo delle importazioni italiane, limitando l’impatto immediato della chiusura degli impianti nel Paese mediorientale.
L’Europa guarda soprattutto ai prezzi
Anche a Bruxelles la preoccupazione principale riguarda l’andamento dei prezzi più che la disponibilità di forniture.
Secondo la Commissione europea, a fine gennaio circa il 70% delle importazioni europee di Gnl proveniva da Stati Uniti e Norvegia.
La quota degli altri fornitori è più limitata:
- Qatar: circa 4% delle forniture
- Nigeria: circa 5%
- Russia: circa 17%
Questi dati indicano una diversificazione delle fonti rispetto al passato, rafforzata dopo la crisi energetica del 2022.
Lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni geopolitiche
Il nodo principale resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano attraverso cui transita una parte significativa del petrolio mondiale.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di avere il “controllo totale” dello stretto, mentre Washington ha ribadito la propria disponibilità a intervenire.
Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti potrebbero scortare le petroliere per garantire il libero flusso di energia. Inoltre ha incaricato la United States Development Finance Corporation di offrire assicurazioni e garanzie finanziarie alle compagnie di navigazione coinvolte nel traffico marittimo energetico.
L’impatto sui bilanci delle famiglie italiane
Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, l’effetto dei rincari energetici potrebbe essere significativo.
Le previsioni di spesa
Il Codacons stima che una famiglia italiana con due figli potrebbe spendere in un anno:
- 93 euro in più per alimenti e bevande
- 160-165 euro in più per carburanti
- 210-380 euro in più per luce e gas
- 180 euro in più per i trasporti
Il totale oscillerebbe tra 614 e 818 euro annui.
Il portale Facile.it prevede invece un aumento medio di 166 euro annui per le bollette energetiche: 121 euro per il gas e 45 euro per l’elettricità.
L’Unione Nazionale Consumatori segnala inoltre che il Prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia elettrica è salito del 54,85% in pochi giorni, passando da 107 a 165 euro per megawattora.
Secondo il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, le bollette del gas potrebbero aumentare del 15% da aprile, mentre quelle elettriche per gli utenti vulnerabili potrebbero crescere tra l’8% e il 10% nel secondo trimestre.
Una crisi energetica ancora incerta
La crisi in Medio Oriente continua dunque a influenzare i mercati globali dell’energia. Sebbene l’Italia disponga di scorte sufficienti nel breve periodo, l’andamento dei prezzi internazionali potrebbe tradursi in nuovi rincari per famiglie e imprese.
Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla stabilità delle rotte marittime nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili dell’intero sistema energetico mondiale.

